MILANO, 6 FEBBRAIO – C’era una volta a Milano la “Strama-mania”, passione tutta nerazzurra che aveva contagiato numerosi tifosi di fede interista. Chiamasi “Strama-mania” la nuova corrente che fa capo ad Andrea Stramaccioni, giovane tecnico romano della Primavera nerazzurra, chiamato dalla società di Corso Vittorio Emanuele ad assumere il ruolo di responsabile tecnico della prima squadra. Addirittura basta un inizio di campionato scintillante, culminato nella prima, storica vittoria allo Juventus Stadium (mica roba di poco conto!) per paragonare il giovane tecnico ad un mostro sacro come Josè Mourinho, uno che la storia dell’Inter l’ha fatta eccome. Tuttavia, i risultati hanno cominciato ad abbandonare l’erede di Mou, il gioco latita e la situazione in classifica comincia un po’ a preoccupare.

Non è certo un bel periodo quello che sta attraversando l’Inter. La sconfitta maturata in campionato al “Franchi” di Siena, teatro scudetto nel 2007 e nel 2010, ha messo sul banco degli imputati non solo i giocatori, ma anche il loro allenatore. A condannare il 37enne tecnico romano sono i numeri, ad oggi specchio della crisi nerazzurra: solo 6 i punti raccolti nelle ultime 7 sfide. Nel 2013 una sola gioia, in casa contro il Pescara, e 5 sconfitte nelle ultime 6 uscite fuori da San Siro. Una media da piena zona retrocessione. Insomma, dopo l’exploit dello Juventus Stadium è cominciata una discesa senza sosta. Sembra quasi una maledizione quella piombata sui nerazzurri dopo la trionfale vittoria di Torino, che, tra l’altro, portò l’Inter a un solo punto dai bianconeri. Adesso invece la vetta della classifica dista 12 lunghezze e anche per il terzo posto, obiettivo minimo di inizio stagione, la bagarre comincia a farsi incandescente, con Lazio, Milan e Fiorentina più lanciate che mai.

Tuttavia, al allarmare il popolo del Biscione è soprattutto l’assenza totale di un gioco da parte della squadra. Non che Stramaccioni non le abbia provate tutte, ma anche in questo aspetto ha dimostrato molta confusione tattica. Il tecnico, infatti, dall’inizio del campionato, ha provato svariati schemi: con le tre punte la davanti, poi due, quindi uno e mezzo; con un solo attaccante centrale e due sostegni alle spalle. Variazioni che non hanno risparmiato neppure la difesa, piazzata a volte a cinque, a volte a tre con due laterali larghi. Insomma, pare che i continui cambi di modulo non abbiano giovato alla squadra. E per i nuovi arrivi (Schelotto, Kuzmanovic e Kovacic) occorre dargli il tempo per ambientarsi. Appare azzardato addossare tutte le colpe al tecnico, che in alcuni momenti ha dovuto fronteggiare un incredibile ecatombe di infortuni.

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Al momento Stramaccioni non rischia nulla. Un periodo di appannamento è più che normale per una squadra che la scorsa estate ha cominciato un nuovo corso. Ma in Italia – si sa – i risultati contano più di qualsivoglia progetto tecnico e i grandi club hanno su di loro una ‘dolce’ condanna: vincere, sempre e comunque, e chi se ne frega del bel gioco e del “tiki taka” che praticano in Catalogna

Ma la pazienza di Moratti ha un limite ed ecco, quindi, che per la prima volta cominciano a comparire i nomi di possibili sostituti. Al vertice del taccuino di Branca ci sarebbe Diego Pablo Simeone, attuale tecnico dell’Atletico Madrid. Il “Cholo” piace per il suo passato a tinte nerazzurre, ma anche e soprattutto per le grandi capacità fin qui dimostrate sulla panchina dei colchoneros: bel gioco e due titoli in bacheca (Europa League e Supercoppa Europea lo scorso anno) fanno dell’allenatore argentino il profilo ideale per la panchina nerazzurra. Inoltre Simeone può vantare anche una splendida salvezza in Serie A ottenuta sulla panchina del Catania. Più defilate le ipotesi di Walter Mazzarri e Vladimir Petkovic, senza dimenticare Laurent Blanc e Walter Zenga.

Domenica prossima a San Siro contro il Chievo servirà una vittoria per invertire questo trend negativo. Tutto è ancora nelle mani di Stramaccioni, a lui il compito di trovare la cura giusta a questa Inter affetta da carenza di risultati e di gioco.

Calogero Montalbano