TORINO, 22 NOVEMBRE – Ci risiamo. Puntuale come l’errore sottoporta di Matri o Giovinco, si ricomincia a parlare del mercato Juve, ruolo attaccante: quale sarà il futuro top player dei bianconeri? Higuain o Dzeko? O forse Suarez?

Con il marcato desiderio di voler denunciare il coniatore di questo termine senza senso, proviamo ad analizzare il mercato della Juventus e, di riflesso, di un po’ tutte le italiane.

Posto che per top player si intenda il grande giocatore affermato, duole ricordare che, nel nostro campionato, l’ultimo giocatore affermato che si ricordi essere arrivato (eccezion fatta per il ritorno di Ibrahimovic cacciato da Barcellona) sia stato David Trezeguet, proprio alla Juve, nel 2001, quando, poco più che ventenne, aveva già nel palmares un campionato del Mondo e uno d’Europa, quest’ultimo conquistato dai Blues proprio grazie al suo gol decisivo contro L’Italia.

Altri campioni arrivarono sulle nostre coste dopo di lui, ma si trattava di giocatori quasi sconosciuti, che divennero grandi giocando proprio in Italia.

E si trattava certamente di un altro campionato, con squadre che in Europa recitavano ruoli da protagoniste assolute, con finali conquistate e molti trofei vinti.

[smartads]

Quello che ci tocca osservare e tifare dal 2010 ad oggi, post triplete mourinhiano, è una serie A che più mediocre non si può, con una diaspora di grandi giocatori che ogni anno ci lasciano per andare a guadagnare in Spagna o Inghilterra. Da quest’anno anche la Francia, campionato di bassa lega fino all’anno scorso, sarà in grado di farci spietata concorrenza grazie agli sceicchi del Psg, per non parlare della Germania, con i soldi del Bayern e i talenti del Borussia.

E allora perchè i top player dovrebbero venire a giocare nel quarto campionato europeo (stando larghi), dove i soldi scarseggiano, gli stadi vengono chiusi per inagibilità e ogni anno si assiste a scandali tra truffe scommesse e partite comprate?

La risposta è semplice: non dovrebbero. E infatti non ci vengono.

Con buona pace degli espertoni di mercato che piazzano un martedì sì e l’altre pure Dzeko alla Juve o Messi all’Inter, per disonestà intellettuale e nella speranza di vendere qualche copia in più, in mancanza di notizie vere e magari più noiose.

La verità è una sola: l’Italia è diventato un campionato di serie B. Perché è pur vero che la Juventus ha lo stadio di proprietà, che grazie ai nuovi introiti un giocatore da 30 milioni potrebbe pure permetterselo e che in Champions finora ha impressionato per gioco e intensità, ma resta cmq l’eccezione in un deserto fatto di stadi comunali e vecchi proprietari ormai restii a spendere i milioni di un tempo e improvvisamente fan dell’autofinanziamento.

E son due anni che a Torino si parla di top player in attacco, per vedere poi arrivare Vucinic prima e Giovinco e Bendtner poi.

Mettiamoci il cuore in pace.

Alessio Spera