TORINO, 8 NOVEMBRE“Top player? E’ un discorso utopistico. Credo che in questo momento nessuna squadra italiana possa investire 30 milioni di euro per un giocatore”. Parole di Giuseppe Marotta rilasciate ieri sera nel prepartita di Juventus-Nordsjaelland. L’a.d. della Juventus, incalzato dalle domande riguardanti il mercato di gennaio, ha così glissato sull’argomento top player, vero tallone d’Achille della formazione bianconera. Il top player alla Juve manca, non lo dicono solo i giornali, ma anche i numeri di questo inizio di stagione.

La vera risorsa della Juventus è il centrocampo, per ora il reparto più incisivo dal punto di vista realizzativo. Tra Supercoppa, campionato e Champions League, infatti, sono solo 14 su 16 gare ufficiali le reti che arrivano dagli attaccanti; il più prolifico è Fabio Quagliarella, non proprio un titolarissimo, con 5 segnature. Un bottino assai povero per una squadra che mira a primeggiare anche in Europa, dove i goleador, si sa, giocano un ruolo fondamentale. Ma ecco che in tempi di magra i dirigenti sono costretti a studiare nuove strategie per sopperire a cartellini inarrivabili e procuratori succhia sangue. Idee all’apparenza impossibili, ma che portano con se un alto di tasso di romanticismo in un mondo del calcio sempre più dominato dagli interessi e dai soldi. Una di queste porta a David Trezeguet. Il centravanti transalpino ha si alle spalle 35 primavere, ma nell’esperienza al River Plate sta dimostrato di saper ancora inquadrare la porta come pochi al mondo.

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E se fosse lui il top player risolvi problemi di Madama? Antonio Caliendo, manager di David, non ha chiuso le porte ad un ritorno del suo assistito sotto la Mole: “David di nuovo a Torino? Perché no! Io lo vedrei bene. Non ho nessunissimo dubbio sul fatto che possa ben figurare, considerato anche il rendimento delle attuali punte della Juve. Insomma, David sarebbe capacissimo di fare la differenza anche ora. E poi i rapporti con il tecnico Conte sono eccellenti”. Parole e musica per i tifosi bianconeri, che non hanno mai smesso di amare quell’attaccante dalla media realizzativa di 17 gol a stagione, quel numero 17 che ha accettato di scendere nel purgatorio della B e dalla quale ne è riemerso sempre a suon di gol. “Attendiamo la fine del campionato argentino per parlare di futuro” ha chiuso Caliendo, ma dalle parti di Vinovo qualcosa in più di un semplice pensierino romantico l’hanno già fatto.

Calogero Montalbano