TORINO, 21 MARZO – Si è travestito da Zorro sabato notte ma il costume non l’ha ancora tolto. Due colpi di pistola, uno per parte, tesi ad abbattere la Fiesole prima, e ad esorcizzare il diavolo poi. Un terzo rimasto in canna, forse destinato ad una frangia del pubblico amico che lo aveva fischiato contro il Chievo e accusato di poco dedizione al sacrificio.

Il terzo colpo non parte, perché a microfoni accesi a stemperare è proprio lui, e lo fa con estrema sincerità e totale comprensione: “a volte riesco, a volte meno, il pubblico paga il biglietto e ha tutte le ragioni del Mondo per dissentire”. Mirko tende la mano e raccoglie consensi, convinto che dopo ieri non serva giustificazione alcuna. La quiete è stata già ripristinata per via del suo modus operandi da genio della lampada. Vucinic manda in visibilio lo Stadium, e regala nell’extra time la finale di Roma. Conte non proferisce parola, il silenzio stampa è terminato ma la voce è rimasta nel tunnel dell’arena.

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Dal mantello alla linguaccia, riavvolgendo il nastro partendo dalla fine. La prima impronta della serata e forse l’ultima di un’annata grandi firme. C’è anche lui nel mix di emozioni, allunga il papiro e scrive un altro quarto di storia,  tutto con una semplicità disarmante. Da vero professionista, con 37 primavere sul groppone, senza mai una parola fuori posto ed un minutaggio da cadetto.  Si scucirà da dosso quella maglia, per anni e anni la sua seconda pelle. Andrà via con un po’ di rammarico ma con la consapevolezza di aver lasciato il segno in una stagione anonima di numeri ma non di soddisfazioni personali. Se poi arriveranno quelle del collettivo, scommettiamo anche su un Del Piero sorridente il giorno del suo addio!

Mario Lorenzo Passiatore
Redazione Sport