BOLOGNA, 12 MARZO – A Verona lacrime e commozione per il capo branco del biscione. A suonare la carica è una fetta della vecchia guardia, Samuel prima e Milito poi, da logori e bolliti risvegliano l’interismo dei tempi “antichi” e danno un calcio alla critica più agguerrita.

Di venerdì va di scena anche il Napoli, che gonfia i sardi di Cellino a modi Genoa al San Paolo. 6 babà amari, alleggeriti almeno in parte dalla tripletta di Larrivey che si ritaglia un quadretto di gloria in una serata nefasta. Talmente grigia che a restare a piedi è persino Ballardini, silurato dal suo datore, pacato e riflessivo mai, neppure per sbaglio.

A Torino a “parlare” è il silenzio, la sintesi di un comunicato stampa direttamente dal sito degli zebrati. Con il Genoa è pari a reti bianche, ma con statistiche da goleada non compiuta, il tutto condito da un gol regolare annullato a Pepe che amplifica il rumore di chi ha scelto di non proferir parola. A Milano compitino ancora nel segno di Nocerino e ordinaria amministrazione come Ibra comanda. Lecce rispedito in Salento nelle tenebre della zona rossa.

A Palermo per la Lupa capitalizza ancora lui. Borini corre come un forsennato verso l’europeo e sbanca sorprendentemente il Barbera. Sale in cattedra Zamparini, a mangiare la colomba potrebbe non essere Mutti.

A Catania hanno perso completamente il senso dell’orientamento, con bussola direzione nord. Il boing Montella passa anche sulle macerie viola con Lodi di rigore, e qualcuno aveva parlato di semplice aereoplanino.

A Roma l’aquila cade fragorosamente tra le mura amiche, ad opera di un Bologna che mette praticamente le mani sulla salvezza già a marzo. Portanova, Diamanti e Khrin, finisce 3 a 1, con gli emiliani a quota 35 punti.

A Novara fuori l’orgoglio e la voglia di lottare, la prima vittima illustre del Tesser-bis ha un nome ed un’identità. L’Udinese di Guidolin cade in Piemonte ad opera di Jeda, che prova a vivacizzare il finale di stagione nelle sabbie mobili della zona B.

Atalanta e Parma decidono di non farsi del male e si dividono equamente la posta, Manfredini per gli orobici, poi Paletta fa 1 a 1.

Con un piede e mezzo in cadetteria, per giunta senza Mutu e Iaquinta, i romagnoli perdono male lo scontro diretto contro il Siena di Sannino che abbozza una mini fuga, allungando di 6 lunghezze sul Lecce di Cosmi.

Mario Lorenzo Passiatore