CITTÀ DEL VATICANO – Il Tribunale vaticano ha emesso la sua sentenza contro Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo del Papa, accusato di aver sottratto e diffuso documenti riservati della Santa Sede, documenti pubblicati in seguito sui giornali italiani e nel libro Sua Santità di Gianluigi Nuzzi. La sentenza è arrivata al termine di un processo lampo, con sole quattro udienze: un anno e sei mesi di reclusione e il pagamento delle spese processuali. Il Tribunale ha deciso per una riduzione di pena rispetto ai tre anni chiesti dal promotore di giustizia Nicola Picardi. Le attenuanti concesse a Paolo Gabriele sono dovute all’assenza di precedenti penali, al suo stato di servizio antecedente ai fatti in questione, al successivo convincimento di aver sbagliato e alla dichiarazione del suo pentimento.

L’avvocato difensore di Gabriele, Cristiana Arru, aveva chiesto, invece, la derubricazione del capo di imputazione: da furto ad appropriazione indebita, con il conseguente rilascio dell’imputato, perché «non ci sarebbe pena, in quanto non c’è stata querela», per poi tentare il minimo della pena per furto, ossia 3 giorni. La Arru ha dichiarato che «dagli atti emerge la volontà di giovare e non di danneggiare la Chiesa. È stato spinto dal male che vedeva».

Gabriele, dal canto suo, sebbene si sia dichiarato pentito delle sue azioni, ritiene di aver agito solo per il bene della Chiesa: «La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per esclusivo amore, viscerale direi, per la Chiesa di Cristo e per il suo Capo visibile. Se lo devo ripetere non mi sento un ladro».

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Cosa accadrà adesso al corvo della Santa Sede? «La possibilità che il papa conceda la grazia a Paolo Gabriele è molto concreta e molto verosimile» ha sostenuto Padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Soprattutto visti il pentimento e gli anni di servizio ineccepibile dell’ex maggiordomo. Il tribunale, intanto, ha concesso gli arresti domiciliari. In caso di carcere, la pena dovrebbe essere scontata probabilmente in una struttura italiana, visto che il Vaticano non dispone di celle adeguate a una lunga permanenza.

Un ultimo mistero riguarda l’accusa mossa da Gabriele contro i gendarmi che lo avevano in custodia: in risposta alle domande della Arru ,ha denunciato di aver subito maltrattamenti dai gendarmi durante la detenzione. Queste violenze potrebbero ricondursi ad alcuni dei documenti che Paolo Gabriele avrebbe recapitato al giornalista Gianluigi Nuzzi che instillano sospetti sulle  attività in Italia di alcuni membri del corpo guidato dal comandante Domenico Giani. Sulla questione è stata aperta un’inchiesta. 

Giovani Gaeta