ROMA, 6 MARZO – Taglio al numero dei parlamentari, più poteri al premier, sfiducia costruttiva e fine del bicameralismo perfetto. Queste le novità principali contenute nella bozza di revisione costituzionale messa a punto dai tecnici di Pd, Pdl e Terzo Polo che ha già ottenuto un primo via libera bipartisan e dovrà ora cominciare l’iter parlamentare come disegno di legge costituzionale.

Un percorso che si preannuncia lungo, visto che per l’approvazione definitiva occorrono quattro letture. Per rientrare nei tempi dell’attuale legislatura Alfano, Bersani e Casini concordano sulla necessità di arrivare ad un’approvazione del disegno di legge al Senato entro l’estate e alla Camera in autunno. Questo consentirebbe di avviare in tempi brevi anche un’altra importante riforma: quella elettorale. Tuttavia, per prendere una decisione definitiva al riguardo, si attende l’esito delle prossime elezioni amministrative di maggio, che potrebbero determinare cambiamenti nell’attuale maggioranza che sostiene il governo Monti.

La bozza prevede dunque una riduzione del 20% dei parlamentari, attraverso la riscrittura degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Il numero dei deputati scenderà a 508 a fronte degli attuali 630 (8 dei quali eletti nella circoscrizione “Estero”), mentre i senatori verranno ridotti da 315 a 254 (4 nella circoscrizione “Estero”). La modifica prevede anche un abbassamento dell’età utile per essere candidati ed eletti: 21 anni invece di 25 alla Camera e 35 anni per il Senato rispetto agli attuali 40. Viene inoltre stabilito che ogni Regione non potrà eleggere meno di 5 senatori.

Un intervento più incisivo è quello riguardante la modifica dell’attuale sistema di “bicameralismo perfetto”. Si prevede infatti una divisione delle materie tra le due Camere con l’attribuzione al Senato di competenze più “regionali”: Montecitorio si occuperà del comma II dell’articolo 117 della Costituzione relativo alla “potestà legislativa esclusiva dello Stato”, mentre a Palazzo Madama spetteranno tutte le materie rientranti nel comma III dello stesso articolo, cioè quelle di “potestà legislativa concorrente” di Regioni ed enti locali. Al Senato sarà inoltre costituita una “Commissione paritetica per le questioni regionali” composta dai presidenti delle Assemblee rappresentative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre ad un uguale numero di senatori.

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Il documento su cui si è raggiunto l’accordo contiene poi due importanti novità. La prima riguarda il rafforzamento dei poteri del premier, che potrà proporre al Capo dello Stato la nomina e revoca dei ministri e potrà inoltre chiedere di sciogliere le Camere previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Nella bozza di revisione viene introdotta anche la cosiddetta “sfiducia costruttiva”. La mozione, sottoscritta da almeno un terzo dei componenti di ciascuna Camera, dovrà contenere l’indicazione del nuovo premier e non potrà essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. Per l’approvazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera.

Francesca Garreffa
Redazione Roma