ROMA,28 FEBBRAIO – A Palazzo Madama, ieri pomeriggio, il premier Mario Monti ha partecipato (prima volta per un Presidente del Consiglio) alla Commissione Industria del Senato ed ha fatto chiarezza sulla controversa questione delle imposte sulle scuole della Chiesa, specificando che l’IMU non dovrà essere pagata dagli istituti scolastici che non hanno fine di lucro. Fuori dalla tassazione, quindi, le scuole paritarie i cui introiti devono necessariamente essere reinvestiti.

Il panegirico di Monti si avvia evidenziando l’importanza sociale che gli istituti no-profit. Sono «un valore e una risorsa della società italiana», ha detto il Premier. Poi ha finalmente raggiunto il punto chiave. Il Governo Italiano, ha precisato, ha trattato il tema dell’IMU per gli edifici ecclesiastici con «esatta incidenza e senza pregiudizi ideologici», cercando di mantenere sempre attivo il «meccanismo di andata e ritorno» con l’UE che ha informalmente chiesto rassicurazioni su questa anomalia nostrana.

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I cardini discriminatori, che chiariranno ogni dubbio riguardo alla natura degli istituti, sono principalmente tre: innanzitutto si dovrà tenere in considerazione l’attività degli istituiti scolastici che dovrà seguire programmi di studio paritari a quelli statali, con l’applicazione della stessa retribuzione per gli insegnanti. Secondo punto, tutti, senza limitazioni di sorta, dovranno avere la possibilità di accedere agli istituti. Ultimo punto, ma non per importanza, il bilancio deve essere organizzato in modo tale da far reinvestire nella scuola gli eventuali surplus di denaro.

Monti, con la sua arringa, ha convinto tutti gli schieramenti, Lega inclusa. La commissione, infatti, ha approvato all’unanimità l’emendamento nella forma originariamente presentata.

LE REAZIONI

Dalla CEI, Monisignor Pennisi, segretario della Commissione per l’educazione, la scuola e l’università, ha esternato la sua contentezza. «Da parte nostra c’era una richiesta di chiarimento», ha osservato il vescovo, «ora questo chiarimento c’è stato, quindi siamo soddisfatti».

Anche l’universo politico applaude ai chiarimenti di Monti. Pier Ferdinando Casini ha commentato: «chi fa un’azione a favore della comunità e delle famiglie è giusto che sia esentato». Dello stesso avviso il PDL che attraverso Gasparri e Lupi ha reso noto che è arrivata la richiesta di una definizione «autentica» dell’emendamento. Giuseppe Fioroni, PD, ha espresso il suo parere positivo affermando che le parole di Monti «fugano i dubbi che avevamo sollevato».

Non poteva andare diversamente nel mondo politico, dato che gli stessi immobili dei partiti sono esentati dall’IMU in quanto considerati no-profit, cioè, immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale, secondo la legge. Ora la domanda più difficile da risolvere è: dove si vendono tessere o servizi non si ha un’attività commerciale?

Luca Bresciani
Redazione Italia