ROMA, 21 FEBBRAIO – A distanza di cinque giorni, la discussione sul mercato del lavoro è ripresa e come nella precedente riunione il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha sottoposto all’attenzione dei partecipanti un documento che illustra quali saranno le novità riguardo agli ammortizzatori sociali. Quattro punti chiave per capire le linee guida del Governo. Prima di tutto il Ministro chiarisce subito che gli ammortizzatori riguarderanno tutti i lavoratori anche, quindi, i dipendenti del settore del credito, delle assicurazioni e del commercio sotto i 50 dipendenti. Una precisazione d’obbligo: il fallimento e la cessazione attività non daranno più diritto alla cassaintegrazione straordinaria. Secondariamente Elsa Fornero ha sottolineato che è necessario estendere il sussidio di disoccupazione a tutti i settori, si sta valutando l’inclusione anche del settore agricolo e l’apprendistato, ed eliminare le attuali differenze: disoccupazione ordinaria, con requisiti ridotti, mobilità e disoccupazione speciale in vista di un sussidio unico. Terzo punto chiave sono gli incentivi per la stabilizzazione dei dipendenti assunti con contratti a termine. Secondo il ministro Fornero, occorre «stabilire una convenienza in favore dei contratti stabili rispetto a quelli a termine». Quarto, il Governo non intende inserire nel bilancio costi aggiuntivi per la cassaintegrazione, «è necessario utilizzare le risorse che abbiamo», ha detto il Ministro, «in ogni caso la riforma non entrerà in vigore prima del 2013», anno del presunto superamento della crisi, che va affrontata «con gli strumenti che abbiamo».

LE REAZIONI
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Per Susanna Camusso, leader CGIL, la discussione è stata più complicata rispetto all’incontro precedente, «Usciamo dall’incontro con molti più interrogativi che certezze. C’è ancora molto lavoro da fare», ha detto il segretario. La previsione sul 2013 come anno in cui la crisi sarà superata, sembra «troppo ottimistica», per la Camusso, che puntualizza «non sappiamo quanto dureranno gli effetti della crisi». Per un sistema di ammortizzatori universale, come quello prospettato del Ministro, servono risorse che, se non verranno aumentate, sfoceranno in un restringimento delle tutele. Sul tema della risorse anche gli altri leader sindacali hanno le idee chiare. «Se non viene chiarito quanti soldi abbiamo e cosa vogliamo farne, resta tutto nebuloso», ha detto Bonanni, segretario CISL. Mentre per Angeletti, UIL, «la riforma può funzionare solo se si risolve il nodo delle risorse e se sarà possibile attivare meccanismi per trovare un altro posto di lavoro».

Emma Marcegaglia si dimostra meno perplessa all’uscita da via Veneto, «è giusto sentire le parti sociali non abbiamo nulla in contrario che il governo vada avanti e faccia questa riforma. Penso che il termine di fine marzo sia giusto, non siamo per dire che ci vuole più tempo». Un distinguo è necessaria per il presidente di Confindustria, dato che non si utilizzerà denaro pubblico per questa riforma, «occorre conoscere i numeri esatti dei lavoratori su cui l’intervento sarà esteso e su quali comparti».

Durante lo svolgimento del tavolo tecnico, il Primo Ministro Monti si trovava a Milano, dove stava parlando alla comunità finanziaria a Piazza Affari. Il Premier ha ribadito al mondo della finanza italiana che entro marzo la riforma del lavoro sarà in discussione in Parlamento, «con o senza l’accordo con le parti sociali». L’auspicio per l’accordo rimane, ma, ha aggiunto Monti, «non possiamo consentire poteri di blocco troppo paralizzanti».

Luca Bresciani