MILANO, 16 FEBBRAIO – È di ieri la richiesta di 5 anni di reclusione per Silvio Berlusconi accusato nel processo Mills di corruzione in atti giudiziari. Secondo il Pm, Fabio De Pasquale, «Mills mise in piedi operazioni bancarie costose e complicate per impedire l’accertamento della verità». Berlusconi infatti, secondo l’accusa, avrebbe versato a Mills 600 mila dollari in cambio di dichiarazioni reticenti nei processi per tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian. Le vicende giudiziarie dell’ex Premier in questa settimana terranno banco, infatti, sempre ieri, anche l’altro processo per il quale è indagato, il processo Ruby, ha visto bocciato il ricorso presentato dalla Camera dei Deputati sul presunto conflitto di attribuzione con il tribunale di Milano.

Forse Berlusconi avrà passato una notte insonne, forse più piacevole di molti, non interessa, quello che va registrato è che stamani l’ex capo del governo si è riappropriato dei suoi mezzi ed tornato a tuonare. Prima ha scritto una lettera al quotidiano di famiglia, Il Giornale, poi è intervenuto durante la trasmissione La Telefonata con Belpietro, su Canale5, per scatenarsi contro i giudici del tribunale di Milano, sede dei due processi.

«Si vuole distruggere fino in fondo la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico» si legge nella lettera, «solo io posso sapere quanto male ho subito e continuo a subire per avere scelto la strada dell’impegno politico», prosegue la missiva. Quello di Berlusconi è il lamento di chi si sente la coscienza a posto, ma che vuole rilanciare un’immagine di martire ed eroe incompreso. L’accanimento giudiziario secondo l’ex Premier sarebbe nato nel momento in cui ha deciso occuparsi della cosa pubblica e questa scelta «non mi è mai stata perdonata da tutti quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni». Ma l’amaro in bocca a Berlusconi lo lascia il fatto «di constatare fino a che punto la giustizia può essere piegata a pregiudizi di carattere politico e ideologico». Ancora la colpa è delle toghe rosse?

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Nella telefonata durante la trasmissione del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, Berlusconi sembra essersi riavuto e diventa nuovamente aggressivo e promette battaglia. Sul caso Ruby chiarisce da subito che si tratta di «un procedimento che non doveva neppure iniziare», del resto osserva Berlusconi, «la stessa Ruby ha sempre negato ciò di cui mi si accusa». Ma l’attacco alle toghe è dietro l’angolo e non tarda ad arrivare, infatti, con tono quasi sconsolato, afferma «Siamo a Milano, la procura che ha dimostrato in tutti i modi possibili l’accanimento contro di me, ma io mi difenderò». Il tentativo di eliminazione dell’ex primo ministro, da parte del tribunale di Milano si completa con il processo Mills. «Il processo è frutto della determinazione di un Pm che non ha fatto nulla per nascondere un pregiudizio politico e nei confronti della mia persona», prosegue lo sfogo di Berlusconi, «c’è stata una diffamazione giudiziaria anche a livello internazionale senza confronto». Sul merito del dibattimento il Cavaliere lancia un interrogativo che, ha suo dire, è esaustivo: «perché dovevo ricompensare un signore che proprio con le sue testimonianze ha fatto in modo che due processi finirono con l’assoluzione? È una tesi che fa a pugni con il buon senso».

Il peggio, per il Cavaliere, è arrivato in mattinata, quando ormai la difesa pubblica era già avvenuta. La Procura di Roma, quindi non quella di Milano, ha chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi Silvio, e altre 11 persone tra le quali figura anche Berlusconi Piersilvio, figlio dell’ex primo ministro. L’accusa è di presunte irregolarità per la compravendita di diritti televisivi in merito alla vicenda Mediatrade. Forse anche le toghe romane stanno assumendo un colore vermiglio?

Luca Bresciani