Roma, 10 febbraioAlla villa di Genzano e a quella di via Monserrato si aggiunge un altro immobile di grande valore sito in zona Castelli Romani. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Stefano Pesci, cooperando con le Fiamme Gialle, hanno eseguito controlli sugli incartamenti della “Paradiso immobiliare”, società controllata al cento per cento dalla TTT s.r.l. di Luigi Lusi. Da prime verifiche sarebbe emerso che anche l’acquisto di questo immobile sarebbe stato possibile grazie ai fondi sottratti alla Margherita. La rete di transazioni si infittisce di un altro capitolo, quindi si è necessario scoprire se l’acquisto di quote della società non nasconda, in realtà, anche pagamenti in nero.

Gli inquirenti da ieri sono in possesso dell’elenco dei movimenti bancari di Margherita-DL presenti nella sede della BNL di palazzo Madama. Gli stessi che non hanno potuto acquisire martedì scorso a seguito dello stop di Schifani. A fornire gli incartamenti sono stati proprio i legali del partito Titta Madia e Alessandro Diddi.

L’affare Lusi solleva interrogativi importanti: Rutelli trema

Stamani, alla luce dei nuovi elementi e delle nuove scoperte, è in corso in Procura un summit tra il procuratore Caperna, il Sostituto Pesci e il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, comandato dal Generale Pomponi, per organizzare le indagini future finalizzate alla verifica di eventuali responsabilità e collusioni da parte di chi doveva controllare Luigi Lusi. I magistrati voglio essere certi che non ci sia qualche figura dello stato maggiore del partito che abbia chiuso un occhio per beneficiare poi di quanto l’ex tesoriere stava architettando.

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In Procura ieri è arrivata una lettera scritta a sei mani da Rutelli, Bianco e Bocci nella quale si ribadisce la posizione della Margherita-DL quale parte offesa nella vicenda. I tre Onorevoli confermano la loro disponibilità nei confronti della magistratura, auspicando, nello stesso tempo, una celere conclusione delle indagini. Più sotto si legge nella nota che i vertici del partito denunciano una campagna denigratoria, da parte della stampa, che lede l’immagine del partito e dei suoi esponenti. È soprattutto riguardo alla possibilità di tesoretti che i tre mettono le carte in tavola confermando l’esistenza, correttamente denunciata, di «un avanzo di gestione del partito pari a circa 20 milioni di euro, regolarmente depositati nei CC bancari della Margherita». Altro che morto, il partito la Margherita è vivo e vegeta.

Caso Lusi, l’ex tesoriere media con la Margherita. Controlli Finanza in Senato

Luca Bresciani