ROMA, 01 FEBBRAIO – In tempo di crisi anche la Casta si sforza di tirare la cinghia e dare il buon esempio, sacrificarsi insomma come è costretto a fare il paese, questo è il pensiero che potrebbe sorgere spontaneo alla notizia dei tagli degli stipendi dei parlamentari annunciato dalla Camera nella serata di Lunedì.

1300 euro lordi al mese, al netto saranno quindi 700, a cui si aggiungerebbe un ulteriore 10% per quei deputati che svolgono un qualche ruolo ulteriore, ad esempio i presidenti di commissione. Una decisione dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio che, assicura Rocco Buttiglione, sarà immediatamente operativa. Una decisione che riguarda non solo i deputati, ma i dipendenti stessi della Camera, tutti traghettati dal sistema retributivo a quello contributivo, in via definitiva assicura il suddetto ufficio.

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Peccato che, ad osservare con maggior attenzione la delibera, più che di un taglio vero e proprio si possa parlare di una sforbiciata a vuoto, senza alcun reale effetto: a fronte di circa 200 parlamentari più importanti che con la riduzione del 10% suddetta si vedranno diminuire di 3 o 400 euro la busta paga, la grande maggioranza dei parlamentari non subirà variazioni sullo stipendio di rilievo. Semplicemente il passaggio da un sistema di remunerazione all’altro impedirà che con il nuovo sistema previdenziale i vitalizi e le pensioni dei parlamentari subissero un automatico aumento.

L’Italia dei Valori con Silvana Mura è stata l’unica voce fuori dal coro, lamentando che il giro di vite promesso era decisamente più rigoroso di quello che in effetti è poi stato votato, che non ha fatto come doveva piazza pulita dei diritti acquisiti della casta.

Matteo Borili