ROMA, 31 GENNAIO – Era la sera del 03 novembre 1993 quando l’allora presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro pronunciò le parole che lo faranno ricordare ai posteri.

A reti unificate, per circa tre minuti, si difese dalle accuse di abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, quattro funzionari del SISDE, nella veste di amministratori dei “fondi riservati”, sostennero di avere consegnato, negli ultimi dieci anni, a tutti i ministri degli Interni, con l’ eccezione di Amintore Fanfani, un “contributo” mensile di 100 milioni al mese utilizzati “non sempre per fini istituzionali”.

L’inevitabile scandalo toccò anche Scalfaro che fu ministro degli Interni tra il 1983 ed il 1987. Fu eletto capo dello stato in un momento molto delicato per la repubblica italiana, il 25 maggio del 1992, al sedicesimo scrutinio con 672 voti, espressi dai democristiani, dai socialisti, dai socialdemocratici, dai liberali, dal Pds, dai Verdi, dai Radicali e dalla Rete. Lo scandalo di Tangentopoli stava montando con tutta la sua forza e Scalfaro, da ex-magistrato, appoggiò convintamente il lavoro del pool milanese formato da Di Pietro e Borrelli. Il gioco al massacro, che il messaggio denuncia, sarebbe stata una rappresaglia, proprio dovuta al suo appoggio incondizionato ai Pm milanesi, condotta dai politici della, ormai superata, prima repubblica.

Le indagini dichiararono Oscar Luigi Scalfaro non perseguibile penalmente. Mentre gli amministratori del SISDE furono accusati di irregolarità amministrative. Già dall’epoca la sentenza lasciò molti italiani interdetti sull’esito del procedimento.

Le ombre sull’operato di Scalfaro si allungano a partire dall’anno successivo. Era l’anno 1994, quello della discesa in campo di Berlusconi con il quale rompe subito ogni rapporto nello stesso istante in cui il primo governo del cavaliere vacillò. Anziché ridare parola ai cittadini, il presidente scelse di verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare ed incaricò Lamberto Dini di formare un nuovo governo appoggiato dall’allora sinistra democratica, Pds. Anche con il centrosinistra di Romano Prodi, durante l’ultimo periodo del suo mandato, non si riaffidò al voto del popolo, ma nel 1998 affidò a Massimo D’Alema l’incarico di formare un nuovo governo.

Il periodo critico che stiamo vivendo, oltre, chiaramente, a stringerci a cordoglio con la famiglia, ci mostra un lato oscuro: lo stipendio mensile di Oscar Luigi Scalfaro, dopo la nomina a senatore a vita, si articola in: 15 mila euro mensili come vitalizio di ogni senatore a vita, 4766 euro per aver maturato i 30mesi di carriera da magistrato, per onore del vero tra il 1943 ed il 1946, ai quali si deve aggiungere il vitalizio da ex parlamentare.

Luca Bresciani