ROMA, 19 GENNAIO – Siamo al giro boa. Domani, 20 gennaio, sembra essere la giornata campale per il “decreto liberalizzazioni”.

Il Consiglio dei Ministri sarà chiamato a dare il via libera al decreto legge che dovrà poi essere convertito dal Parlamento; ed intanto il Governo spera di riuscire a traghettare in porto tutti i 44 articoli e le 107 pagine di cui il provvedimento si compone. Le pressioni esterne sono ovviamente molto forti, ma è altrettanto tenace la convinzione dell’esecutivo nella bontà del “progetto”.

Secondo alcuni studi di Bankitalia e Confindustria, le liberalizzazioni possono produrre un aumento stabile del PIL di circa l’1,4% l’anno per i prossimi vent’anni. Insomma, l’obiettivo dichiarato è quello implementare la crescita liberando risorse ed intervenendo sugli ostacoli che frenano le potenzialità di sviluppo, evitando sussidi e aumenti della spesa pubblica.

Detto senza indugi: lotta alle lobbies di settore.

Il decreto investirà banche e assicurazioni, riguarderà la separazione della rete gas dall’Eni, abolirà le tariffe professionali (minime e massime), modificherà il settore autostrade fino ad arrivare ad una importante deregulation del condotto farmaceutico.

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Proviamo ad analizzare proprio le misure che riguardano quest’ultimo settore che, almeno per voce del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Passera, sembrano esere definitive.

Confermato il limite di una farmacia ogni 3000 abitanti e in quei centri che non avranno, in data 1 marzo 2013, proceduto ad assegnazione tramite concorso di almeno l’80% delle nuove farmacie sarà consentita la vendita dei farmaci di fascia C anche a parafarmacie e supermercati.

I concorsi per le farmacie saranno riservati a farmacisti non titolari o titolari di farmacia rurale sussidiaria, praticamente la Regione riserverà dei concorsi ai farmacisti che non siano già titolari di una farmacia, per poter avere accesso ai finanziamenti integrativi del Servizio Sanitario Nazionale.

La liberalizzazione degli orari e della turnazione provvederà a cancellare le farmacie di turno, semplificando ai cittadini l’accesso a questi servizi in giorni festivi.

I medici di famiglia saranno obbligati a segnalare nelle ricette l’eventuale farmaco generico equivalente a quello prescritto.

In più è prevista la possibilità per le farmacie di applicare liberamente sconti sui prodotti in vendita, compresi quei farmaci di fascia A che spesso, per evitare code dal medico di famiglia, i consumatori decidono di acquistare senza ricetta rosa.

Tutti provvedimenti che mirano alla creazione di circa 30.000 nuovi posti di lavoro, all’apertura di oltre 7.000 tra farmacie e parafarmacie, ed a un consistente risparmio per gli italiani (stimato in 120 milioni di euro) attraverso il cambiamento delle regole di distribuzione del farmaco.

I farmacisti e le case farmaceutiche già assicurano battaglia su tutta la linea. Per saperne di più non ci resta che attendere, per dirla con De Filippo: “Adda passa’ la nuttata”.

Raffaele Sebastiano Rosa