ROMA, 20 DICEMBRE (Bolognatg24) – È lo stesso governo Monti ad ammettere, in un documento ufficiale inviato alle Camere, che la sua manovra rischia di provocare non pochi guai. Lo hanno annunciato i tecnici dei servizi bilancio riuniti di Camera e Senato, i quali hanno scoperto che la cura Monti si basa su risorse ch vengono reperite prevalentemente dal lato delle entrate, pari a oltre 21 miliardi nel 2012 (78% delle risorse), 23 miliardi nel 2013 (72% delle risorse) e 22,6 miliardi nel 2014 (67% delle risorse). Per tre quarti il pacchetto Monti è fatto di tasse. Tuttavia le entrate tributarie previste dal vicepresidente Grilli sono in calo dell’uno per cento nel 2012, dell’1,4 per cento nel 2013 e dell’1,5 per cento nel 2014, ovviamente perché scende il prodotto interno lordo dell’Italia.

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Secondo il governo – che per la prima volta in un documento ufficiale lo ammette – calerà almeno dello 0,4% nel 2012 per poi risalire piano piano nel biennio successivo. Secondo i tecnici di Camera e Senato non è chiaro se quel -0,4% già comprende gli effetti della manovra. Se cade il Pil, cadono redditi e consumi. Quindi scendono le entrate tributarie, che sono legate alla ricchezza annua degli italiani. Se poi per aggiustare i conti togli attraverso il prelievo fiscale ulteriore ricchezza, come previsto dalla manovra Monti, tutti gli indicatori diminuiscono ulteriormente.

Secondo la Banca d’Italia l’effetto Monti potrebbe fare diminuire le entrate fiscali assolute dell’1,7-1,8%, provocando un circolo vizioso a mai finire. Si fanno sentire anche le preoccupazioni di Confindustria: la caduta del Pil sarebbe ancora più ampia, dell’1,6%, con possibile riduzione delle entrate quindi del 4-5%. È evidente quindi che più alzi le tasse, più provochi l’effetto opposto. In più, alcune entrate non servono a nulla sotto il profilo del rapporto fra debito e pil. Se ne è accorto anche il governo, che per questo motivo ha rivisto il prelievo sui capitali scudati: quella tassa retroattiva dell’1,5% sui beni rimpatriati, oltre ad essere costituzionalmente a rischio, aveva effetto nullo sui conti pubblici.

Chiara Arnone