ROMA, 27 OTTOBRE- I riflettori dell’eurozona sono tutti puntati sul “Bel Paese”. Che le misure anti-crisi attuate dal governo non avessero convinto appieno la Banca Centrale Europea, ad esempio un concreto piano per lo sviluppo non è stato ancora varato, lo si era capito da tempo; che gli strali del massimo vertice economico del vecchio continente stessero per ricadere così violentemente sull’Italia e sul governo, e con delle tempistiche così risicate, molto meno. La situazione non può che lasciare perplessa e preoccupata l’opinione pubblica: gli ultimatum infatti, se è lecito chiamare in questo modo la richiesta inoltrata al governo Berlusconi dall’Europa, si lanciano solitamente in occasione di situazioni critiche che non ammettono ulteriori ritardi e slittamenti decisionali.

Il vertice anti-crisi si è svolto la scorsa notte a palazzo Grazioli ed servito a delineare le linee guide del documento da presentare in giornata all’eurozona: uno dei punti caldi del documento è sicuramente quello delle pensioni, dall’età pensionabile alle pensioni d’anzianità. Queste ultime avrebbero acceso un movimentato dibattito in seno alla maggioranza: sono note le posizioni inamovibili della Lega, il Senatur aveva infatti più volte ribadito che “Le pensioni d’anzianità non si toccano”. Ed infatti non ci sarebbero stati sostanziali cambiamenti a riguardo.

Le dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dagli esponenti della maggioranza lasciano comunque trasparire un certo clima di tensione tra gli alleati: Bossi è ormai l’indicatore più affidabile degli equilibri di governo, dopo tutto la Lega è conscia di essere il pilastro sul quale si poggia il bersagliato esecutivo del Cavaliere, e il suo “Resto sempre pessimista” non è certamente incoraggiante. Berlusconi, dichiaratosi invece ottimista sull’imminente esame del documento anti-crisi presso l’UE, sarebbe comunque riuscito a raggiungere un accordo con l’alleato in merito all’adeguamento dell’età pensionabile italiana a quella europea: le modifiche dovrebbero iniziare nel 2012 e completarsi entro il 2026 con il raggiungimento dei 67 anni di età nel settore pubblico e privato. Voci di corridoio infine (non sono state ancora resi noti i contenuti della “lettera”) parlano dell’assenza di date precise per l’avvio degli altri provvedimenti economici (privatizzazioni, infrastrutture etc): viene allora da chiedersi “come reagiranno i mercati e i vertici dell’UE ad un piano riparatore privo, in certi punti, di definite date d’attuazione?”.

Gianluca Francesco Pisutu