ROMA, 6 OTTOBRE – “Con le norme del ddl intercettazioni non esisteremo più. Un’inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza”. Iniziata la sera del 4 ottobre l’autosospensione della versione italiana di Wikipedia per protestare contro il nuovo progetto di legge continuerà almeno fino alla mattina di oggi, alla discussione, cioè alla Camera dei Deputati del ddl intercettazioni.

Ma un piccolo traguardo Wikipedia l’ha già raggiunto se il clamore suscitato dalla sua autocensura, infatti, è stato tale da indurre ieri la Commissione giustizia a trovare un compromesso sulla norma cosiddetta “ammazza blog”. La rettifica immediata “di contenuti che il richiedente giudichi lesivi della propria immagine”, prevista dal contestatissimo comma 29 spetterà solo alle testate giornalistiche on-line che risultano registrate, escludendo di fatto i blog, Wikipedia e i social network.

Wikipedia però continua a rimanere oscurato perché la posta in gioco è troppo alta – “Il diritto di usare la Rete come fonte e luogo di conoscenza” – e servono certezze. A sconcertare Wikipedia e tutti coloro che sul web hanno dato seguito alla protesta è proprio il comma 29 del ddl, secondo cui la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato “Quindi – si legge nel comunicato che compare ancora sulle pagine di Wikipedia – chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog potrà arrogarsi il diritto, indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive, di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua ‘rettifica’, volta a contraddire e smentire detti contenuti”.

Noemi la Barbera