ROMA, 6 OTTOBRE – Mentre nelle stanze del potere si esaminava il testo del ddl intercettazioni, fuori scoppiavano le proteste. Un presidio civile, composto e appassionato, organizzato dal Comitato per la libertà d’informazione, si è svolto all’esterno del Pantheon. E’ il popolo che non ci sta perché “la legge bavaglio è un attacco  – l’ennesimo per molti – alla Costituzione”.

Numerosi gli interventi dal palco. Tra i più applauditi quello di Antonio Di Pietro: “Dobbiamo mettere in rete tutte le persone perbene. Al di là della destra e delle sinistra. E bisogna mettersi in marcia verso una grande manifestazione nazionale”. Tante le bandiere, da quella No-Tav a quelle Cgil. La mission è la stessa: mobilitazione continua, senza tregua: “Coinvolgeremo tutte le piazza italiane, reali e virtuali – ha detto Fulvio Fammoni della Cgil – non riusciranno ad impedire che le informazioni di rilevanza pubblica arrivino ai cittadini”.

“E’ un colpo di coda della maggioranza – afferma Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana – Sono appena tornato dall’Argentina e vi poss assicurare una cosa: l’immagine del nostro Paese all’estero è completamente devastata”. Poi le critiche alla proposta di Paniz, Pdl, di prevedere il carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni: “E’ un affondo contro la libertà di tutti. Ma tengano in mente una cosa. C’è un tribunale supremo, quello dell’opinione pubblica, che non esiterà a condannare il loro operato”.

A protestare in piazza contro il disegno di legge c’erano anche, unite dalla tragica scomparsa dei loro cari, Ilaria Cucchi, Patrizia Moretti, Lucia Uva e Domenica Ferrulli. Per far capire le conseguenze pesanti di un’eventuale approvazione della legge sulle intercettazioni, le quattro donne hanno portato i propri tragici casi: “Se fosse stata in vigore questa legge – hanno spiegato – nessuno dei nostri casi giudiziari sarebbe diventato tale”.

Noemi La Barbera