MILANO, 4 OTTOBRE – Rinviati a giudizio. Questa la decisione del tribunale nei confronti di Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia, Emilio Fede, direttore del TG4, e Lele Mora, agente dei VIP, ora caduto in disgrazia. Nonostante la richiesta di proscioglimento dalle accuse di  induzione e favoreggiamento della prostituzione nell’ambito dei festini del premier Silvio Berlusconi ad Arcore, avanzata dai loro legali, il giudice Maria Grazia Domanico ha disposto che  il processo si farà.

La prima udienza è stata fissata per il 21 novembre a Milano: respinta anche la richiesta degli imputati di “incompetenza territoriale”, in modo da trasferire tutti gli atti a Messina, e di una “pausa” per poter trascrivere altre intercettazioni oltre a quelle già acquisite. Oltre a Nicole Minetti- “Mi sembrava doveroso presentarmi”, ha affermato- in aula erano presenti Ambra Battilana, Chiara Danese e la marocchina Imane Fadil: tra le tante ragazze che la procura ha rintracciato come ospiti alle feste, sono le uniche a voler costituirsi parte civile.

Un secco “no” è arrivato anche per i legali di Silvio Berlusconi, indagato nell’ambito della stessa inchiesta per concussione e prostituzione minorile. Gli avvocati Piero Longo  e Niccolò Ghedini avevano chiesto di interrompere il processo, congelando i tempi della prescrizione, per consentire alla Corte costituzionale di pronunciarsi sul conflitto tra la Camera dei deputati e Tribunale di Milano: secondo i primi, infatti, ad avere competenza in questo caso è il Tribunale dei ministri. I giudici hanno invece stabilito che si va avanti: si riprende il 22 ottobre.

Per Ghedini questa decisione rappresenta “Uno schiaffo alla corte costituzionale” . L’avvocato ha poi sottolineato come ci sia stata un’ “accelerazione incomprensibile” delle tempistiche del processo: saltato l’accordo, precedentemente raggiunto, affinchè le udienze si tenessero solo il lunedì, a causa degli impegni del premier.  “L’unica spiegazione è che l’imputato si chiama Silvio Berlusconi” ha aggiunto. Per  il procuratore Ilda Bocassini la richiesta avanzata e’ “infondata soprattutto per due principi, quello della presunzione di non colpevolezza e della ragionevole durata del processo: “non devono soccombere rispetto all’ opportunità politica, argomento che non puo’ essere trattato in un’aula di giustizia”.

Mariangela Celiberti