BOLOGNA, 9 MAGGIO – Piazza Maggiore, l’eterna e aristocratica piazza di Bologna, dove poche ore prima era salito sul palco Nichi Vendola, animando la folla con parole come civiltà, confronto, passione politica e gratuità della stessa, piazza Maggiore che ha accolto nel suo grembo oltre 10.000 persone per il comizio di Beppe Grillo, e forse qualche centinaio in più per Vendola, quella stessa piazza, bonaria e accogliente, ha ospitato ieri sera anche il Senatur, Umberto Bossi e il suo comizio elettorale.

Umberto Bossi che sta vivendo una stagione politica da vero protagonista, che riscuote credito politico a sinistra, che il Nord adora, ha sfidato la piazza di Bologna, anche se con meno pubblico rispetto a Vendola e Grillo, per sostenere il “suo” candidato, Manes Bernardini, il consigliere regionale di 38 anni che a fine marzo ha tentato l’allungo per la conquista della città felsinea ottenendo solo dopo, e freddamente, il sostegno del Pdl. Con lui, sul palco il ministro Tremonti, nella piazza tremila persone, salutate con l’inno di Mameli e Va Pensiero.

Il Senatur ha rimediato anche qualche tafferuglio, poca cosa, fischi e contestazioni come 14 anni fa (“Mi tirarono addosso bottiglie di vetro piene d’acqua – racconta Bossi pieno di orgoglio – ma le schivai tutte”), ci sono state anche delle cariche di alleggerimento della polizia nei confronti dei giovani dei centri sociali, ma nulla di estremamente rilevante. In somma, qualche turbolenza di troppo.

Il leader del Carroccio mancava da Bologna dal ’97, all’epoca aveva pronosticato la conquista dell’Emilia (“Ce la faremo, il segreto è crederci ed essere costanti”), oggi invece, si dice convinto della vittoria al primo turno. Ma sembra che Bologna con Bossi abbia fatto la sostenuta, lo ha accolto con freddezza, lo ha quasi ignorato.

Anche se nobile decaduta, Bologna mantiene un profilo aristocratico, sofisticato. E guarda con legittimo sospetto il politico leghista, i suoi show plateali e spesso volutamente rudi negli atteggiamenti, osserva quel suo giocare con le alleanze e con gli alleati.

“Gli emiliani sono come i lombardi: non sono scemi, capiscono che c’è la mano nera dello Stato che porta via tutto”, tuona dal palco Bossi per ingraziarsi la platea. Molti fischi, pochi applausi. Ma la marcia leghista sulla città negli anni continua, prosegue il Leader del Carroccio e afferma, ora “ è passato tanto tempo, è cambiata l’aria”: “Vinciamo al primo turno”, azzarda il Senatùr. Poi è il momento del candidato sindaco Manes Bernardini, che prosegue sulla linea di Bossi: “ Con questo vento che tira Merola non diventerà mai sindaco di Bologna perché Bologna non se lo merita un sindaco così”, alla fine grandi applausi a Bernardini, un avvocato grintoso ma senza accenti xenofobi.

Ma anche Tremonti non è stato da meno, quando ha incitato a votare Bernardini, puntando a toccare le corde della piazza leghista con l’ironia, dicendo: “Quando ho saputo che le primarie del centrosinistra le aveva vinte uno che si chiama Merola ho pensato di essere non a Bologna ma a Napoli”. E ancora: “Bologna è sempre stata un crocevia”, ma ora “troppe persone vengono da fuori e un prossimo sindaco potrebbe chiamarsi Alì. Anzi, Alì Babà così i babà li dà a Merola. Votate per Manes Bernardini”. Applausi dai presenti, che sventolano qualche decina di bandiere verdi.

Ma forse Bologna “la rossa” non è ancora matura per passare dalla parte del Senatur, anche se una buona fetta dell’Emilia già familiarizza con la Lega da tempo, dove il Carroccio è passato dal 3,9% delle Politiche 2006 all’11,1% delle Europee 2009. E poi, il confine psicologico e sociale con Veneto e Lombardia è veramente esiguo mentre il collante che aveva tenuto compatta a sinistra la regione si sta lentamente sciogliendo.

Comunque sia, il senso della serata in piazza Maggiore, a Bologna, lo definisce una esternazione di Bossi, prodotta pochi minuti prima di salire sul palco. A chi gli chiede, se condivida le battute di Berlusconi sui magistrati cancro della democrazia, il leader della Lega risponde così: “ Bisogna chiederlo a Berlusconi. Io non penso quella roba lì. Penso che ogni tanto c’è qualcuno che rompe le scatole, però non sono tutti uguali ”. La legalità invocata da Napolitano? “Se non la difendi, ti impantani, è fondamentale”. Nuova, chiara presa di distanza dal presidente del Consiglio.

Per ora, quel che è lapalissiano, è il messaggio partito ieri dal palco leghista a Bologna, dove Bossi per sostenere il suo Manes, in piazza Maggiore,  ha voluto accanto a sé Giulio Tremonti, il quale, a dispetto di una nomea che lo vuole incapace di trasmettere emozioni, ha raccolto molti più applausi di Bossi con le sue battute da comizio.

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Sonia Bonvini