PERUGIA, 6 LUG. L’inchiesta sulla ‘Cricca’ sembra essere un pozzo senza fondo, dove si trovano favori di ogni genere e se non bastasse quello che già è venuto fuori, le nuove carte dell’inchiesta forniscono ulteriori particolari: ristrutturazioni nelle case di politici e alti funzionari statali, argenti e vestiti dal valore di almeno 8.000 euro regalati a prelati e personaggi del cinema in occasione del Natale. Quanto emerge conferma sempre di più che la ‘cricca’ degli appalti per i Grandi Eventi aveva creato una ‘rete’ fittissima di rapporti e favori, di cui il provveditore alle opere pubbliche, Angelo Balducci, e l’imprenditore Diego Anemone ( entrambi accusati di associazione per delinquere e corruzione ) ne erano i deus ex machina.

[ad#Juice 120 x 600]I due, secondo gli ultimissimi riscontri, avrebbero instaurato un rapporto molto particolare sia con Guido Bertolaso e che con l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Di fronte ai magistrati il capo della Protezione Civile ha detto che la casa di via Giulia gli fu procurata da Propaganda Fide attraverso “il mio amico Francesco Silvano, segretario del cardinale Sepe”. Ed ecco la versione di Zampolini, già confermata dal proprietario dell’appartamento Raffaele Curi: “Di Bertolaso ho sentito parlare la prima volta quando Anemone mi disse che cercava un appartamento. Io l’ho aiutato a trovarlo, era quello di via Giulia. Ho saputo dopo che la casa era per lui, me lo disse lo stesso Curi. Se non sbaglio fu consegnato un acconto iniziale di alcuni mesi. Diego mi diede i soldi in contanti, successivamente Curi si rivolgeva a me per avere il pagamento dei canoni successivamente maturati tanto che alla fine, a causa dei lunghi ritardi nei pagamenti, si è determinato a risolvere il contratto. Mi sentivo responsabile anche del fatto che il canone, per il contratto che avevo procacciato personalmente, non venisse pagato. Ricordo che quando Diego mi disse che cercava l’appartamento era il 2005, 2006. La seconda volta in cui ho incontrato Bertolaso è stato all’inaugurazione della Maddalena”.

È confermano ancora una volta il filo diretto che legava il costruttore agli ambienti del Vaticano e, in particolare, a monsignor Francesco Camaldo, il cerimoniere di Sua Santità che sarebbe riuscito a far assumere il nipote in una delle sue aziende. Nel fascicolo trasmesso al tribunale dei ministri dai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi viene ricostruito il presunto “scambio” tra lo stesso Lunardi e il cardinale Crescenzio Sepe, all’epoca presidente di Propaganda Fide: l’acquisto del palazzo di via dei Prefetti ad un terzo del valore, concesso dalla Congregazione che poi ottenne un finanziamento di 5 milioni di euro per il rifacimento della propria sede in piazza di Spagna. Ma sono contenuti anche gli atti ufficiali dell’affare e, soprattutto, i verbali di quelli che vengono ritenuti testimoni chiave per l’accusa. Primo fra tutti l’architetto Angelo Zampolini. Nella relazione i due sostituti sottolineano di avere a disposizione “gli elementi per procedere all’iscrizione nel registro degli indagati per corruzione di Pietro Lunardi, in concorso con altri soggetti” e, in particolare, con il cardinale Sepe.

A parlare dei rapporti tra Anemone e il Vaticano è l’autista tunisino Hidri Fathi Ben Laid. E sempre lui racconta gli appuntamenti con la figlia di Lunardi: “L’ho incontrata, più di una volta; una perché l’ho accompagnata presso l’ufficio di Anemone, un’altra le ho consegnato una busta: non so bene che cosa contenesse, dalla raccomandazione ricevuta da Anemone nella circostanza ho pensato che ci fosse un assegno”. Poi affronta il capitolo che riguarda i prelati. E dichiara: “Andai molte volte da don Evaldo Biasini e ho consegnato e ricevuto buste con soldi. Non so a che titolo succedesse. Don Evaldo era uno di famiglia per Anemone… Anemone conosceva tutti, aveva conoscenze anche in Vaticano. Tra i tanti monsignori anche monsignor Camaldo il cui nipote lavorava presso Anemone. A tutti loro portavo regali di Natale, argenti, vestiti: tutti regali che acquistavano presso il negozio Anatriello che adesso si è spostato verso via Frattina. Quando ritiravo i pacchi a volte pagavo. Assegni o contanti, erano cifre nell’ordine di 8 o 10.000 euro. Recapitavo regali per tutti: attori, registi, politici, preti”. Agli atti dell’inchiesta sono state acquisite le telefonate intercettate nel 2006 per ordine del giudice di Potenza tra Camaldo e Anemone relative anche ad un prestito di 250.000 euro che l’alto prelato ottenne da Balducci. L’autista ricorda poi i viaggi in Tunisia effettuati con l’allora Provveditore: “Quando andavo lì una volta c’era la moglie, le altre eravamo solo io e lui. Una volta è venuto Anemone. Balducci mi portava anche per fargli da interprete ma non so che cosa facesse per lavoro lì”.

Davide De Stavola

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