PALERMO, 29 GIU. Sette anni di reclusione e il risarcimento di 7mila euro per le spese sostenute dal Comune e dalla Provincia: questa la sentenza della corte d’appello di Palermo, presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua, nei confronti di Marcello Dell’Utri, senatore per il Pdl e cofondatore del partito di Forza Italia.

La pena è stata confermata oggi dopo sei giorni di camera di consiglio.

La condanna riguarda il reato di concorso esterno in associazione mafiosa: è stato infatti provato che Dell’Utri era strettamente legato a Cosa Nostra, tramite Stefano Bontade prima, e mediante gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano dopo il 1980; una collaborazione palesata dall’assunzione, nel 1974, di Vittorio Mangano con il ruolo ufficiale di “stalliere” nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi; in realtà, il ruolo di Mangano, uomo di Pippo Calò e condannato per duplice omicidio, era di garantire protezione a Dell’Utri e Berlusconi durante il periodo dei sequestri. [ad#Juice Overlay]

Il senatore è stato invece assolto per “le condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste”, lasciando così in sospeso il giudizio su un eventuale coinvolgimento di Dell’Utri nella trattativa fra Stato e Mafia, nonostante le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, Nino Giuffrè ed altri collaboratori di giustizia, e la moltitudine di prove documentate rilevate proprio su quel periodo dell’attività di Dell’Utri.

Si dichiara “deluso” il procuratore generale Antonino Gatto, che aveva chiesto un pena di undici anni, e che aveva lanciato un accorato appello ai giudici prima del consiglio: “E’ il potere a essere giudicato (…) Voi potete contribuire alla costruzione di un gradino, salito il quale forse, e ripeto forse, si potranno percorrere altri scalini che potranno fare accertare le responsabilità che hanno insanguinato il nostro Paese. Oppure lo potete distruggere, questo gradino”.

“Ritengo che l’aspetto politico era la parte della vicenda sulla quale l’accusa aveva quagliato meglio”, afferma Gatto, che attende di conoscere le motivazioni che hanno spinto la corte d’appello a non considerare i reati commessi dopo il 1992, e non esclude la possibilità di ulteriori indagini riguardo al ruolo del senatore durante la stagione politica, vale a dire dopo la fondazione del partito di Forza Italia.[ad#Cpx Popunder]

“Cercherò il procuratore Gatto e gli farò le condoglianze”, scherza Dell’Utri, nella conferenza stampa rilasciata questa mattina a Milano; definisce “pilatesca” la sentenza della corte di Palermo: “Hanno dato un contentino alla procura palermitana e una grossa soddisfazione all’imputato, perché hanno escluso tutto ciò che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi”.

Attende “con fiducia” la Cassazione e cita anche i fratelli Karamazov parlando di Vittorio Mangano, che, ribadisce il senatore, si comportò come un eroe: “Era una persona in carcere, ammalata, invitata più volte a parlare di Berlusconi e di me e si è sempre rifiutato di farlo. Se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto. Ma ha preferito stare in carcere, morire, che accusare ingiustamente. E’ stato il mio eroe. Io non so se avrei resistito a quello a cui ha resistito lui”.

Diletta Sarzanini