Diego Anemone BOLOGNA, 3 GIU. La bufera scatenatasi a seguito del ritrovamento della lista di Diego Anemone continua ad interssare politici e personalità rilevanti del panorama italiano, generando una situazione già denominata “Tangentopoli 2”. L’ultimo onorevole investito dall’ondata della corruzione è il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, il cui nome è stato fatto dall’architetto della “cricca” di Anemone Angelo Zampolini (arrestato a febbraio per corruzione), presentatosi spontaneamente davanti ai magistrati perugini.

Nel verbale risulta che l’ex pm di Mani Pulite avrebbe usufruito di due appartamenti, concessi da Propaganda Fide (l’agenzia immobiliare del Vaticano che forniva gli appartamenti che venivano sistematicamente ristrutturati dalla ditta di Anemone) a prezzi stracciati, grazie alla mediazione dello stesso Anemone e dell’ex Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici Angelo Balducci, nei quali avrebbero abitato sua figlia Anna e il tesoriere Idv Susanna Mura.

Immediata la reazione dell’opinione pubblica, che si sfoga sul blog dello stesso Di Pietro: “crollo di un mito”, “come tutti gli altri” sono i commenti degli internauti, adirati e sbigottiti per le dichiarazioni di Zampolini. Altrettanto veloce la risposta del leader Idv, che, in un lunghissimo post dal titolo emblematico (Male non fare, paura non avere) per dimostra la propria estraneità ai fatti, allegando atti e documenti legali. L’intenzione di Di Pietro è di “riaffermare con forza che non è proprio vero – nel senso materiale del termine – quanto affermato da Zampolini, al quale evidentemente qualcuno ha propinato false informazioni per mettere tutti nello stesso calderone”: è appunto questa la tesi dell’ex pm, cioè un “puro depistaggio mediatico”. Oltre a Di Pietro, infatti, Zampolini ha tirato in ballo altri esponenti della sinistra, cioè Romano Prodi, Walter Veltroni e Francesco Rutelli. Come afferma a Marco Lillo de Il Fatto, “non è sospetto che Zampolini, dopo avere detto cose gravissime su Scajola, Bertolaso e altri politici di centrodestra, improvvisamente torni dai pm dopo 4 giorni per mettere a verbale tre nomi dell’opposizione: Di Pietro, Veltroni e Prodi?”.

Mentre gli altri due ex esponenti della sinistra italiana confermano l’intenzione di rispondere alle accuse lanciate da Zampolini mediante i loro legali, Di Pietro si dichiara “ben felice” di dimostrare ai pm di Perugia e Firenze (cioè quelli impegnati nell’indagine sui grandi eventi, ai quali ha subito chiesto di essere ascoltato) e all’opinione pubblica la sua versione dei fatti.

Ma la sua preoccupazione è un’altra, vale a dire le eventuali “rivelazioni ad orologeria”, come le definisce in un’intervista rilasciata a Giovanna Casadio di Repubblica. Quel che è certo è che la notizia del suo coinvolgimento nei loschi affari della cricca è stato pubblicato su tutti i quotidiani nazionali, che “dedicano pagine, approfondimenti e commenti da parte di politici condannati in via definitiva” nonostante la non ufficialità dei fatti, che devono ancora essere confermati e dimostrati: fortemente polemico, il suo ultimo post punta il dito contro l’informazione politicizzata, ribadendo che “la responsabilità va ricondotta sia a chi dirige questi giornali, sia a chi dirige i direttori dei giornali “chi dirige questi giornali, sia a chi dirige i direttori dei giornali”. Informa inoltre di essere in procinto di stendere una querela per diffamazione e calunnia, alla quale l’architetto Zampolini dovrà rispondere.

Diletta Sarzanini