BOLOGNA, 21 MAG. “Gli unici che possono dire di tutto e di più, che possono perfino insultarmi sono i telespettatori”. E’ in questo modo che Michele Santoro apre la puntata di ieri di Annozero dopo la bufera che lo ha coinvolto nei giorni scorsi, prima di cimentarsi in un controverso dibattito sui rapporti fra pedofilia e Chiesa.

Un editoriale insolitamente lungo e fortemente polemico, diciotto minuti di monologo per dipanare le critiche sulla fine del rapporto tra il conduttore e la Rai, che, come al solito, non si sono fatte aspettare: da Bruno Vespa, che affermava come, per Santoro, “essere perseguitato si è rivelato un ottimo investimento”, a Curzio Maltese, giornalista di Repubblica che lo accusava di aver lasciato perdere la propria battaglia, e lo descriveva “stanco di fare il paladino”, senza dimenticare le tantissime voci sulle varie pagine Facebook, deluse per “il nostro paladino della giustizia, che abbandona la lotta per passare all’incasso e non è neanche la prima volta che lo fa”.

Nonostante avesse dichiarato di non voler commentare la situazione senza prima aver firmato il contratto, Santoro approfitta dell’anteprima di Annozero (che tocca il 14,50% dello share) per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

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“E’ veramente il massimo che possa fare lezioni di morale e di contratti a noi, lui che viene pagato come l’ultimo premio oscar per fare un programma in crisi”, dice, riferendosi a Vespa e alla sua remunerazione annuale da capogiro. Lancia poi il suo j’accuse ai giornalisti, con un particolare riferimento a Repubblica, chiedendosi dove fossero quando lui e il team di Annozero venivano attaccati dai partiti, e di destra e di sinistra, e domandandosi in quanti sarebbero andati in onda con una diffida sulla scrivania, come successe nel caso della puntata su Patrizia D’Addario.

E’ stufo, Santoro, della battaglia che combatte da otto anni, da quando venne proclamato l’ “editto bulgaro” che sanciva la definitiva censura sua, di Luttazzi e di Biagi dalla Rai, accusati di fare “un uso criminoso del servizio pubblico”. Nel suo editoriale, il conduttore spiega che il suo ritorno in Rai è stato possibile solo grazie ad una sentenza emessa dai giudici, e si dichiara dispiaciuto per tutti gli altri “epurati” che ancora non sono stati reintegrati nell’azienda. Un’azienda che, purtroppo e ancora, si inserisce in un disegno politico, lontana dal “respiro di libertà” provato nell’esperienza di Raiperunanotte, l’evento del 25 Marzo tenutosi al Paladozza di Bologna.

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Insomma, nel monologo di Santoro ce n’è per tutti. Anche uno spazio per il Pd e l’opposizione in generale, definiti “miserabili cialtroni”, e per il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli, a cui si rivolge dicendo “se si pensa che Annozero sia un prodotto proibito, scabroso del servizio pubblico, che non prevede quel tasso di libertà, di spregiudicatezza, di senso critico, allora lasciatemi andare via”.

E’ una polemica aspra e feroce: “Trenta anni di battaglie non possono essere cancellati da un contratto e il mio pubblico capirà”.

Per il momento l’accordo non è ancora stato firmato, ma la Rai si appresta a sopprimere una delle trasmissioni più redditizie della tv (19,56% di share per la puntata di ieri), considerando anche la situazione economica dell’azienda, che sta scivolando sempre più velocemente verso il “rosso”. Il giornalista chiude il suo avvincente editoriale con un appello ai vertici Rai: “Volete che rimanga in Rai? Chiedetemelo”.

Diletta Sarzanini

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