FIRENZE, 10 MAG. Le indagini sugli appalti per la scuola dei Marescialli di Firenze rivelano nomi e storie che si intrecciano, in uno scandalo che coinvolge l’intero paese: tre milioni e mezzo di euro investiti in professionisti esterni alla ditta, consulenze preziose come diamanti da un milione di euro ciascuna.

L’indagine ha rivelato un “blocco” del cantiere della scuola, durante il quale, però, nomine e consulenze non hanno subìto un arresto. A raccontare tutto questo è il Rup (Responsabile unico del procedimento) del cantiere della Scuola dei Marescialli di Firenze Sergio Fittipaldi: ammette di aver posto il blocco dei lavori pochi giorni dopo il 5 Maggio 2009, data della sua nomina a Rup, per favorire l’amico Riccardo Fusi (che verrà processato il 15 Giugno prossimo per corruzione), ex presidente dell’impresa edile Btp, che era stata estromessa dall’appalto, concesso alla Astaldi: “per la vicenda della scuola dei marescialli, durante l’incarico del mio Rup, furono disposte alcune consulenze che hanno coinvolto un gruppo di professionisti tutti coordinati dal professor Silvio Albanesi”, queste le parole di Fittipaldi.

[ad#Juice Overlay][ad#Juice 160 x 600]In realtà, nessuno dei professionisti da lui ingaggiati risultava annoverato nella lista ufficiale del Provveditorato. La confessione di Fittipaldi, infatti, sottolinea che l’accordo era stato preso con il Provveditore della Toscana Fabio De Santis, nominato tale grazie alle pressioni di Fusi sul ministro Verdini ed attualmente in carcere con l’accusa di associazione a delinquere con Angelo Balducci, Mauro della Giovampaola e Diego Anemone (scarcerato questa mattina per decorrenza dei termini della custodia cautelare): “sono stati tutti nominati con lettere di affidamento subito operative a firma del provveditore De Santis che rimandavano ai particolari economici e quant’altro ad atti successivi, cioè a schemi di disciplinare che dovevano regolare il contratto”.

Testimone chiave, Fittipaldi rivela nomi e cognomi dei professionisti coinvolti: architetti, ingegneri e professori, spesso imparentati tra loro, come il direttore tecnico Tommaso Albanesi, figlio dell’avvocato Silvio, ricompensato con un milione e 100.000 euro. Inutile spiegare che i soldi con cui De Santis intendeva remunerare i professionisti provenivano dai fondi del Ministero dell’Interno e del Ministero delle Infrastrutture (quindi, fondi pubblici). MA evidentemente tutte queste consulenze non sono sufficienti per lo scopo di Fittipaldi, che firma un contratto con la società Schema, una società che si occupa della gestione di grandi imprese, per il prezzo di 600.000 euro. “La ragione è che la struttura ministeriale stava a Roma e io a Firenze. La mia struttura mi doveva consentire di controllare il gruppo di consulenti nominati. […] Il riordino delle riserve dell’impresa, lo screening sulle riserve, è stato fatto da Schema. Inoltre mi appoggio a Schema per i pareri legali. L’importo a favore della società Schema era una tantum e stabilito in 600.000 euro complessivi fino alla fine del procedimento. Il disciplinare non è mai stato formalizzato. Gli incaricati di tale società hanno fino ad ora lavorato in forza di una lettera di incarico dell’ingegner De Santis che daterei circa a giugno 2009”.

Le indagini proseguono, quindi, e i nomi coinvolti diventano sempre più grossi mano mano che si arriva al cuore della vicenda: dopo l’ex ministro Claudio Scajola, ecco spuntare anche i nomi di Denis Verdini (banchiere e coordinatore Pdl) e di Sandro Bondi (Ministro dei Beni Culturali): secondo la testimonianza di Fusi, resa ai magistrati Luca Turco e Giuseppina Mione, durante un pranzo tenutosi il 30 Luglio 2008 “hanno parlato il Verdini e il Balducci di finanziamenti su opere che riguardavano Bondi”. Non è chiaro quali siano queste opere, ma pare che l’argomento centrale fosse proprio la Scuola dei Marescialli di Firenze.

Diletta Sarzanini

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