ROMA, 30 APR. – Ancora veleni all’interno del Pdl. Italo Bocchino, fresco dimissionario dal ruolo di vicepresidente vicario, che ieri aveva duramente puntato il dito contro Silvio Berlusconi, sostenendo che le sue dimissioni fossero frutto di una vera e propria “epurazione” voluta dallo stesso Presidente del Consiglio che in una telefonata gli avrebbe detto, “farai i conti con me”, viene oggi nuovamente attaccato dalle pagine del quotidiano di proprietà del fratello del Premier, il giornale. Il titolo di stamattina infatti era, “e la rai dà sei milioni alla moglie di Bocchino”. L’attacco segue quello che nei giorni scorsi era stato lanciato nei confronti della suocera di Fini, confermando peraltro le anticipazioni che lo stesso Fini aveva dato dal palco della Direzione nazionale.

Bocchino però oggi incassa la solidarietà del Presidente della Camera.

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Quest’ultimo, rispondendo all’università dell’Insubruia alla domanda di uno studente di scienze della comunicazione, il quale ha chiesto se le dimissioni di Bocchino non fossero il segnale dell’impossibilità di esprimere la propria opinione all’interno del Popolo delle Libertà, ha dichiarato, “ritengo che Italo Bocchino sia stato dimissionato senza che ci fosse una ragione. Per questo ha la mia solidarietà”.

Poi Fini mette in guardia da coloro che sostengono che ci sia una dittatura.

“Ieri – ha spiegato Fini – Bocchino ha potuto esprimere la sua posizione. Attenzione a non far credere che ci sia una dittatura o che stiamo per entrare in una dittatura. Questo non è vero. Quando c’è una dittatura non c’è alcuna possibilità di dire le proprie idee. La mia non è apologia della moderazione ma l’invito a non avvelenare di più le coscienze e a non seminare l’odio, e a non indurre chi non ha tutti gli elementi a dar vita ad una stagione che l’Italia ha già vissuto”, chiaro in questo passaggio il riferimento ai cosiddetti anni di piombo.

“Non è che qualcuno vuole rifare le brigate rosse e/o le brigate nere, ma l’odio esce anche da un’altra parte, ha aggiunto il Presidente della Camera. Non è possibile evocare il nemico, bisogna parlare dell’avversario. Il nemico lo distruggi o ti distrugge, poi però non c’è la partita successiva. Il nemico è legato alla logica dei totalitarismi mentre l’avversario c’è nelle democrazie”.

Alcuni osservatori hanno visto in questo passaggio una frecciatina al Presidente del Consiglio, visto che quest’ultimo punta spesso nelle dichiarazioni rilasciate ad una totale contrapposizione con la minoranza che viene sovente definita “comunista, giustizialista e forcaiola”.

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Fini, poi, rispondendo ad un’altra domanda sostiene che lui non ce l’ha con la Lega e sulla legge elettorale dichiara: ”se vogliamo che ci sia un rapporto elettori-territorio e anche per responsabilizzare l’eletto, al netto di tutto, quello del collegio rimane il metodo più utile. È di moda dire che l’attuale legge elettorale è un porcellum perché ci sono dei nominati. Questo è vero, però attenzione perché chi dice di rimettere le preferenze a volte sono gli stessi che dicevano che le preferenze erano la degenerazione della politica”.

Intanto, il sindaco di Roma, ex finiano doc, commentando le dimissioni di Bocchino ha affermato che non si è “trattato di epurazione” aggiungendo che bisogna anche capire che ci possono essere momenti di “amarezza”.

“Anche quando ci sono dimissioni bisogna essere attenti e comprensivi – dice Alemanno – bisogna riconoscere a Bocchino di essersi assunto l’onere e la responsabilità di un passo indietro. Quindi essere critici rispetto alle sue dichiarazioni mi sembra obiettivamente ingeneroso”. Anche secondo il sottosegretario Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, non si è trattato di un’epurazione.

il Presidente del Consiglio torna invece sul suo rapporto con Fini e smentisce di aver mai dato del traditore al Presidente della Camera. Secondo alcuni ministri, nel Cdm di oggi, Berlusconi avrebbe affermato di non aver fatto più dichiarazioni su Fini dal giorno della direzione nazionale.

Berlusconi ha anche parlato delle numerose assenze in aula che hanno fatto si che il Governo, pur avendo una maggioranza ampissima in Parlamento, fosse battuto su un emendamento presentato dal Pd. Per cui è lo stesso Presidente del Consiglio a smentire quei parlamentari Pdl e quei giornalisti che avevano attribuito le colpe della battuta di arresto del governo ai finiani. Versione tutt’altro che verosimile visto che le assenze erano 95 nelle file del Pdl e 11 nelle file della “ligia” Lega Nord, quando i finiani possono invece contare su un numero ristretto di parlamentari.

I fatti odierni ci fanno dire che le liti interne al cosiddetto “partito dell’amore” continuano, ed ogni giorno si arricchiscono di nuovi particolari. La rottura tra Fini e Berlusconi, aldilà delle dichiarazioni di facciata sembra insanabile, in quanto si tratta di una rottura non solo politica come molti noti osservatori sostengono, anche se non bisogna dimenticare che alla vigilia delle politiche 2008, quando Fini rivolgendosi a Berlusconi aveva dichiarato “siamo alle comiche finali” il tutto si era poi risolto con un’alleanza elettorale che vede oggi il suo naturale sbocco, visto che la politica è prima di tutto condivisone di un percorso.

Intanto, il paese in un periodo di grave crisi (è di oggi la rivolta degli operai a Napoli) continua a pagare il prezzo più caro visto che il Governo, lacerato dal suo interno, si mostra incapace di rispondere ai reali bisogni della cittadinanza.

Simone Luca Reale

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