ROMA, 28 APR. – La spaccatura che si è consumata giovedì scorso durante la direzione nazionale del Pdl si trasforma in una vera e proprio telenovela sudamericana che di giorno in giorno continua a riservarci numerosi colpi di scena. L’ultimo proprio ieri.

Cade infatti la prima testa tra i fedelissimi del Presidente della Camera. E’ quella del vice presidente vicario del Pdl, Italo Bocchino. In una lettera consegnata oggi a Cicchitto e datata 26 aprile, il finiano, annuncia le proprie dimissioni.

Nella lettera, però, Bocchino va oltre, sostenendo che non ci sono alternative e che anche il presidente deve dimettersi in quanto “il regolamento lega il destino del presidente e del vicario (simul stabunt simul cadent), ed è inevitabile il ricorso all’assemblea, cosa assai utile anche per favorire l’espressione democratica dei colleghi deputati e per dare la possibilità alla minoranza di contare le proprie forze”, scrive Bocchino.

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L’ex pupillo di Tatarella, nella lettera, oltre a confermare che formalizzerà le dimissioni nell’assemblea del gruppo che dovrà essere convocata per eleggere i nuovi vertici, chiede allo stesso Cicchitto di “favorire un incontro con il presidente Berlusconi anche alla presenza del coordinatore Verdini affinché si possa dar vita ad un chiarimento politico che faciliti il difficile percorso che il gruppo dovrà fare”.

“Visto il rapporto che ci lega, ho il dovere di comunicarti che all’assemblea del gruppo presenterò la mia candidatura a presidente contrapposta alla tua o a quella di altri”, aggiunge Bocchino. Sostenendo di fare “ciò, non per distanza politica o personale” da Cicchitto, “ma per consentire alla minoranza di esercitare il suo ruolo, di verificare le sue forze e conseguentemente di rivendicare gli spazi corrispondenti al suo peso”.

La risposta dei berlusconiani non si è fatta attendere.

In una nota, l’ufficio stampa del Pdl, spiega che “nella lettera di Italo Bocchino, di cui è stata data pubblicità, è contenuta un’imprecisione perchè‚ l’art.8 del regolamento del gruppo non lega affatto il destino del presidente e del vicepresidente vicario a meno che ovviamente non sia il primo a dare le dimissioni dalla sua carica”.

Commentando la lettera di Bocchino, Cicchitto ne prende atto precisando che “è evidente” che il problema delle dimissioni deve essere esaminato anche dal gruppo dirigente del partito.

Anche tra i cosiddetti finiani però abbiamo dei distinguo. “Se per davvero l’onorevole Bocchino intende candidarsi a presidente dello stesso gruppo per consentire alla minoranza di esercitare il suo ruolo, allora lo farò anch’io” afferma Roberto Menia, sottosegretario all’Ambiente. Bocchino replica dicendo che Menia è spinto da questioni personali con il Presidente Fini.

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Esaminando la situazione a questo punto c’è anche chi pensa che le dimissioni del finiano possano essere respinte per evitare che il Pdl venga sottoposto ulteriormente a quel “pubblico ludibrio” di cui aveva parlato il Presidente del Consiglio dal palco della direzione nazionale.

Gli scontri e le tensioni però sembrano non voler cessare.

Infatti, dai microfoni del Tg3 è Maurizio Lupi ha dire che Bocchino ha preso una strada diversa rispetto a quella del Presidente della Camera, che nei giorni scorsi aveva smorzato i toni, e che quella del finiano è “guerriglia”.

Neanche in questo caso la replica dell’ancora vice presidente vicario si è fatta attendere.

Bocchino sostiene che “la sua è una questione politica e non una guerriglia”. Aggiungendo “che ha anticipato quei falchi e quei falchetti che intorno a Berlusconi volevano chiedere le sue dimissioni”.

L’opposizione, dal canto suo, resta a guardare preoccupata la situazione denunciando con Bersani l’immobilismo del governo nonostante sia passato già un mese dalle regionali e annuncia una serie di proposte da portare in Parlamento.

Insomma, la telenovela politica tra Fini e Berlusconi ogni giorno si arricchisce di un nuovo capitolo. Le preoccupazioni maggiori di questa rottura derivano dal timore che il cosiddetto “partito del fare” si sia trasformato in un “partito del non fare” che comporterà un prezzo molto salato per i cittadini italiani, visto che lo scontro riguarda anche numerose amministrazioni locali, tra cui Bologna e il Lazio. Sono di oggi, infatti, le divergenze nate in seguito alla presentazione della giunta Polverini, ex finiana doc.

Simone Luca Reale

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