MILANO, 21 APR. – Renzo Bossi non tiferà Italia ai prossimi mondiali. Ce ne faremmo una ragione se si trattasse solo di una sparata calcistica “strappata” ad un pluri-bocciato figlio di papà, che si diletta con il carnevale pallonaro della “nazionale padana”. E, come dice Gianni Rivera, non bisognerebbe dare risalto a simili affermazioni. Peccato che il padre sia proprio quell’Umberto Bossi che prima del Mondiale ’98 profetizzò: “L’Italia perderà il campionato, tutt’al più se fate qualche ruberia superate il primo turno”.

Sarebbe, tuttavia, riduttivo e ridicolo confinare la questione all’ambito sportivo, dati i precedenti. Non serve perdersi nei ricordi dei continui e ripetuti attacchi all’Italia e al Tricolore, utilizzato come carta igienica. Basterebbe più pragmaticamente riflettere sulla quantità impressionante di lire Italiane, poi di euro, che i giustizieri di “Roma ladrona” hanno intascato scaldando le purpuree poltrone romane con il loro culo leghista. Senza tacere, poi, che questa banda di spergiuri impenitenti più e più volte ha chinato il capo al cospetto della Costituzione Italiana in solenne giuramento. D’altronde cosa aspettarsi di diverso dal partito il cui capo indiscusso ha dato tre feste di laurea senza essersi mai laureato (stando a quanto raccontato dal documentario “Camicie verdi”)?

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