ROMA, 16 APR. – Dopo due ore di faccia a faccia non si sarebbero raffreddate le tensioni tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Secondo fonti ben informate si andrebbe verso una clamorosa rottura, dal momento che il confronto non sarebbe servito a fugare le tensioni createsi nel tempo. Il presidente della Camera dei Deputati si è detto pronto a costituire gruppi autonomi in entrambe le aule, per i quali sarebbe già pronto un nuovo nome: “Pdl Italia”. L’ex leader di Alleanza [ad#Juice Overlay]Nazionale conterebbe su una cinquantina di deputati e diciotto senatori. Fini, secondo indiscrezioni, avrebbe esplicitamente detto di essere pronto a formare gruppi autonomi in Parlamento, accusando governo e Popolo della Libertà di andare a traino della Lega. Il premier, da parte sua, avrebbe chiesto 48 ore di riflessione.

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Berlusconi e Fini, a seguito di un colloquio che viene definito franco e interlocutorio, si sarebbero lasciati con molta freddezza e rinviando le scelte ad altra data. Qualcuno parla di tregua armata, ma c’è chi dice che si sia addirittura sfiorata la rottura. Fini avrebbe consegnato un messaggio molto chiaro, che va ripetendo da tempo dopo le regionali: non ci si può appiattire sulla Lega Nord, perché così si indebolisce il Pdl che deve rimanere forza trainante del centrodestra e non può farsi dettare l’agenda da Umberto Bossi e i suoi. I finiani parlano di un presidente della Camera non intenzionato a forzare la mano, ma con la volontà di far valere fino in fondo le proprie ragioni per un maggior equilibrio interno. Nessuna delega in bianco a favore dell’asse Berlusconi-Bossi da parte di Fini che sarebbe pronto a costituire anche un gruppo autonomo. Quanto al nodo delle riforme, Fini avrebbe ribadito la sua preferenza per il modello presidenzialista francese a doppio turno elettorale. Le posizioni con il premier, quindi, resterebbero divergenti e si dovrà approfondire.

Il premier non avrebbe fatto attendere i suoi per una risposta. Il presidente del consiglio avrebbe detto che se Fini farà i gruppi deve lasciare la presidenza della Camera. All’avvertimento del cavaliere, stando alle stesse fonti, l’ex missino si sarebbe riservato di comunicare una decisione entro la prossima settimana. Sempre fonti della maggioranza hanno riferito successivamente che Berlusconi non ha mai invitato Fini a lasciare la presidenza della Camera. Fini ha poi incontrato alla Camera i Pdl a lui più vicini. Nello studio della terza carica dello Stato erano presenti il presidente vicario del Pdl a Montecitorio, Italo Bocchino, il vicecapogruppo Carmelo Briguglio, il viceministro e segretario generale di Fare Futuro, Adolfo Urso, e il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia. Alla riunione sono successivamente arrivate anche la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, e il direttore del Secolo d’Italia anch’essa parlamentare Pdl vicina a Gianfranco Fini, Flavia Perina.

Fini: “Berlusconi ha il diritto di esaminare la situazione ed io avverto il dovere di

attendere serenamente le sue valutazioni”. Così recita una nota diffusa dopo il colloquio con il premier. “Berlusconi deve governare fino al termine della legislatura perché così hanno voluto gli italiani. Il Pdl, che ho contribuito a fondare, è lo strumento essenziale perché ciò avvenga. Pertanto il Pdl va rafforzato, non certo indebolito. Ciò significa scelte organizzative ma soprattutto ciò presuppone che il Pdl abbia piena coscienza di essere un grande partito nazionale, attento alla coesione sociale dell’intero Paese, capace di dare risposte convincenti ai bisogni economici del mondo del lavoro e delle famiglie, garante della legalità e dei diritti civili, motore di riforme istituzionali equilibrate e quanto più possibile condivise. Ho rappresentato tutto ciò al Presidente Berlusconi”.

Davide De Stavola
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