BOLOGNA, 9 APR. – Con la presentazione odierna di un dossier di sette pagine che disegna una politica più radicale per i democratici bolognesi, consegnato a dicembre al segretario regionale Stefano Bonaccini e a quello bolognese Andrea De Maria, Raffaele Donini chiede una svolta. Donini, che con la fondazione Caponnetto chiamò a Bologna Santoro e Travaglio, con la sua mozione punta su un Pd meno «di gestione» e più «di battaglia» sulle questioni della legalità e della moralità pubblica.

Un’idea radicale dello sviluppo che richiede un ruolo più forte del pubblico e impone un altro rapporto tra governanti e governati e un Pd più moderno. Donini invita ad affrontare la recessione con radicalità, come «una crisi di sistema» per la quale non bastano più politiche di compensazione del reddito dei cassintegrati.

La decisione di presentare la sua mozione – che sembra destinata ad accendere la corsa alla segreteria del Pd – e di rompere gli indugi è stata presa nel periodo pasquale, dopo aver visto scattare ai blocchi altri potenziali concorrenti. Sergio Lo Giudice, per esempio, l’ ex capogruppo in Comune, presidente onorario dell’ Arci gay, che dal suo blog aveva dato la scossa al partito.

Ma anche i trentenni Simone Gamberini e Matteo Lepore, o i ribelli di Nuovo Pd Bologna guidati da Andrea De Pasquale che stasera si incontrano al Baraccano. La corsa al dopo De Maria, insomma, è già iniziata, anche se tutti cercano di evitare uno scontro interno che la base del partito non tollererebbe più dopo il recente caso Del Bono.

Sulla carta l’ ex braccio destro di De Maria, appoggiato anche dalle minoranze di Franceschini e Marino, dovrebbe essere il “successore” mentre lo Giudice era sostenuto da chi contestava il segretario, in particolare il gruppo che fa capo a Caronna. Ma altri pezzi importanti potrebbero gettarsi nella mischia, come Simonetta Saliera, già sindaco di Pianoro e assessore in Comune, Duccio Campagnoli e Virginio Merola.

La novità è rappresentata dal fatto che i primi a scendere in campo lo fanno in proprio invocando un Pd dal profilo più netto. Da una parte il “democratico più laico” Lo Giudice, dall’altra Donini che apre ai cattolici fin dal titolo del documento che richiama le parole di Dossetti: «Pensare globale, agire locale».

Sarà l’inizio, come auspica lo stesso Donini, di una svolta nel Pd?

Simone Luca Reale