MILANO, 10 FEBB. A distanza di un anno dalla sua morte, Eluana torna a far parlare di sé. Sono le parole del Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, a rispolverare questo dolore.

Questa mattina, infatti, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in visita alla clinica lecchese che ha tenuto Eluana in cura per 14 anni, ha portato un messaggio del Premier: «Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte. Vorrei soprattutto ringraziare tutte voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni, i gesti di cura che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate, sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese». «Vi prego di pregare per l’Italia perchè ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi, cordialmente Silvio Berlusconi».

«Disgustose. Le strumentali affermazioni che, a distanza di un anno dalla morte, il presidente del Consiglio fa su Eluana Englaro sono indecenti». È quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI, sottolineando che «entrare così di prepotenza nel dolore della famiglia, e di quanti hanno vissuto quella tragica esperienza con discrezione e silenzio, è tipico di chi utilizza il ruolo che ricopre per tornaconti elettoralistici di bassissimo profilo».

Lo stesso Gianfranco Fini prende le distanze dalle affermazioni del Presidente del Consiglio. Il presidente della Camera avrebbe preferito che si tacesse. In un articolo sul webmagazine Farefuturo, la fondazione presieduta, appunto, da Fini, Benedetto Della Vedova scrive: «Forse sarebbe bene che la memoria di Eluana fosse lasciata vivere nel ricordo intimo di quanti l’hanno amata e accudita per tanti anni e a cui lei ora manca come a nessun altro: la sua mamma e il suo papà. Forse questo, però, non è (ancora) possibile».

[ad#Redazione 200 x 200] Beppino Englaro, padre della ragazza, dichiara: «Se il presidente del Consiglio, come era stata invitato, fosse venuto a vedere Eluana, forse non avrebbe scritto queste cose. Si sarebbe reso conto di come poteva spingersi la medicina, di quali situazioni può creare, situazioni che non esistono in natura e dove una persona è privata della coscienza personale».

Parole, insomma, che appaiono fuori luogo soprattutto se si considera che, ancora, il Parlamento non ha preso alcuna posizione definitiva in merito al nodo centrale della questione, ovvero il testamento biologico. Un’inerzia, insomma, che attribuisce ancor di più alle parole di rammarico pronunciate nei confronti della morte di Eluana quella velata ombrosità tipica delle mere strumentalizzazioni a carattere eminentemente politico.

Beppino Englaro sostiene che «il miglior modo per tutelare la vita in tutte le situazioni sia affidarne le decisioni a chi la vive», è per questo che è importante una legge sul testamento biologico, ma aggiunge e sottolinea che,dopo un anno, «la legge non c’è» ed in questo contesto si chiede, dov’è finita «quella forza d’urto lanciata contro una ragazza che moriva?».

Fabio Evangelisti, vicepresidente dell’Italia dei Valori alla Camera., si esprime evidenziando che «è grave che tutt’ora non esista una legge, così come è grave che si debba continuare a fare polemica su argomenti di tale delicatezza». E ancora: «ad un anno dalla morte di Eluana, rimane forte il nostro rammarico per il modo in cui l’intera vicenda è stata affrontata. Il nostro pensiero va al padre della ragazza, al suo dolore lungo anni, per il quale il mondo politico continua a non avere rispetto».

In questo dibattito prettamente politico è diversa, invece, l’opinione del monsignor Zygmunt Zimowski, presidente del pontificio consiglio per gli Operatori sanitari. Alla domanda se si stia affermando nella società italiana una cultura della morte, egli replica: «Io direi che dobbiamo sensibilizzare anche i medici nei confronti dei nostri fratelli e sorelle che sono nel dolore e nella sofferenza e dobbiamo imparare, soprattutto, che loro devono accettare la loro sofferenza».

Per coloro i quali credono nella religione cattolica, sottolinea il Monsignore, «la vita è sacra dal concepimento al tramonto naturale» e «va custodita fino alla fine anche nei casi di coma lungo e profondo».

Agli altri, invece, restano solo le parole, le chiacchiere, ma i fatti a distanza di un anno dalla morte Eluana sembrano ancora troppo lontani.

Valeria Castellano

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