Legittimo ImpedimentoROMA, 04 FEBB. L’Udc si astiene, l’Idv insorge, il Pd vorrebbe ci si occupasse dell’Italia. Dopo il “processo breve” e in attesa di un Lodo Alfano bis che metta definitivamente al sicuro le più alte cariche dello Stato, il Governo procede dritto e spedito anche col “legittimo impedimento”, il ddl che introduce la possibilità, per il Presidente del Consiglio e per i Ministri, di rinviare fino a 18 mesi il momento in cui presentarsi davanti ai Giudici per rispondere di eventuali capi d’imputazione.

Con 316 voti favorevoli, 239 contrari e 40 astenuti, la legge passa quindi all’esame del Senato. L’Udc, che già aveva preannunciato l’astensione, non avrebbe comunque cambiato le sorti del voto, preferendo quindi rimanere coerente con le proprie dichiarazioni che, in sostanza, non erano favorevoli in linea di principio al legittimo impedimento, ma lo preferivano di gran lunga al decreto sul processo breve, il quale andrà ad interessare tutti i processi e non solo quelli a carico del premier.

Se l’Udc quindi si astiene proponendo una sorta di “scambio”, le altre forze d’opposizione, Pd e Idv, che hanno votato contro, si sono invece scatenate. Dopo l’approvazione, infatti, è scoppiata in Aula la bagarre.

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Mentre il vice presidente Antonio Leone proclamava il risultato della votazione, tutti i deputati dell’Idv hanno innalzato cartelli con scritte: “casa di intoccabili“, “legittimo impedimento, legittima impunità“, “la casta esulta, l’Italia affonda“. Mentre Leone ordinava ai commessi di ritirare i cartelli (e i deputati Idv hanno opposto resistenza), dai banchi della maggioranza i deputati hanno cominciato a lanciare palle di carta. Allo stesso tempo, sempre dal centrodestra, tutti hanno urlato in coro: “Contrada, Contrada!”, e poi “Vergogna, vergogna!”, in riferimento alla foto recentemente pubblicata dal Corriere della Sera, ma risalente al 1992, nella quale il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, veniva immortalato a cena con Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde e condannato per mafia, una vicenda che – vorrebbe la maggioranza – lancerebbe una luce sinistra sul ruolo di Di Pietro nell’inchiesta Mani pulite e su tutta la vicenda Tangentopoli.

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Il Pd, per voce del proprio segretario, Pierluigi Bersani, contesta alla maggioranza di non occuparsi del Paese, ma solo di Berlusconi: “Cosa vuol dire discutere di salva processi e legge salva pentiti? E lodo Alfano uno e due? La gente capisce l’essenziale. Sono tutte cose complicate ma in comune hanno una cosa semplice: c’è di mezzo Berlusconi, un presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare, e tiene fermo, incagliato, su questo punto l’Italia”.

Quindi, ha proseguito il leader del Pd rivolgendosi alla maggioranza: “Il presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale carriera politica, potrebbe compiere un gesto di responsabilità, mettendo al primo posto l’Italia. Sentiremo la solita musica: Abbiamo il consenso, fateci governare… Ma chi vi ha impedito di governare?

di Stefano Spillare