LONDRA, 20 SET. – Avrebbero solo fatto una battuta a mensa sull’idea di un attentato al Papa, i sei netturbini arrestati a Londra – e rilasciati oggi – in base al ‘Terrorism Act’ britannico. A ricostruire il retroscena di una vicenda che ha conquistato le prima pagine dei giornali di tutto il mondo è il ‘Daily Mirror’.

I netturbini di origine nordafricana – è il racconto del qutodiano britannico – stavano bevendo un tè, giovedì pomeriggio, e si sarebbero messi a parlare di come sarebbe stato facile compiere un attentato al Papa, appena arrivato in Scozia. Uno degli uomini avrebbe detto: “Sarebbe piuttosto difficile sparare al Papa, no?, l’automobile è antiproiettili”. Un altro netturbino avrebbe ribattuto: “Sì, ma scommetto che un lancia-granate l’attraverserebbe facilmente”.

Il gruppo, a questo punto, si sarebbe messo a ridere e sarebbe passato ad altro argomento. Ma un collega dei sei netturbini, presente anch’egli nella mensa del Veolia Environmental Services, dopo aver ascoltato la conversazione si sarebbe preoccupato e avrebbe chiamato la polizia per dare l’allarme.

L’informazione, passata all’unità di anti-terrorismo di Scotland Yard, sarebbe all’orgine del blitz di venerdì all’alba, al deposito dove i netturbini iniziavano il servizio. “Quando abbiamo ricevuto l’informazione è stato deciso che dovevamo prendere questi uomini e vedere se c’era un vero progetto terroristico”, spiega al ‘Mirror’ una fonte anonima della polizia londinese. “Era qualcosa che non potevamo ignorare, visto che il Papa era nel paese quel giorno e questi uomini avevano accesso al percorso del Papa. Se qualcuno su un aereo scherza dicendo che ha una bomba, le autorità lo prendono estremamente sul serio, e questa era una situazione del genere”.

Cristina Reggini