Sequestro Freedom Flotilla

(A cura di Antonio Del Prete) – “Condanna ipocrita”. Con queste parole il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, boccia il documento del Consiglio di sicurezza ONU. E ha perfettamente ragione. D’altronde, non si può definire diversamente un atto in cui si rilevano le colpe senza citare il colpevole. Come se il buon nome d’Israele fosse da salvaguardare comunque, anche quando l’evidenza non dà scampo. Gli stessi ministri degli Esteri europei, in calce alla inevitabile deplorazione dell’eccidio di civili, si sono affrettati a scongiurare violenze e strumentalizzazioni. Ovviamente la pace va perseguita in tutte le maniere, ma il modo migliore e più efficace si chiama giustizia.

[ad#Juice Overlay][ad#Juice 120 x 600] Purtroppo, da molti anni, media e politica perseverano nella rappresentazione di un mondo “bipolare”. Da una parte i “buoni”, dall’altra i “cattivi”. O con noi o contro, per continuare a legittimare porcherie ed orrori. Occorrerebbe, invece, rifiutare questa logica, spogliarsi degli abiti del “filo” e dell'”anti”, ragionare e distinguere. Bisognerebbe leggere e valutare i fatti, prescindendo da dolori e traumi della storia, dalle bandiere, dagli interessi.

L’ONU, peraltro, a proposito della questione palestinese, ha emanato la risoluzione 1860, risalente all’8 gennaio 2009, con la quale chiede che “siano forniti e distribuiti aiuti umanitari senza alcun ostacolo”. Non solo questo è stato impedito, ma l’agguato israeliano è addirittura avvenuto in acque internazionali. Pertanto, non esagera affatto il premier turco Erdogan quando parla di “terrorismo di Stato”. Ad ogni modo, il capo del governo di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, ha subito rivendicato la correttezza dell’operazione militare contro la “Freedom Flotilla”, aggiungendo che “la condanna internazionale non fermerà l’assedio navale di Israele alla Striscia di Gaza”. Insomma, di pace e giustizia non se ne parla proprio. Né tantomeno di diritti umani. Se è vero, infatti, che Israele, rispetto ai Paesi arabi, si caratterizza per un assetto politico interno liberale, certamente più democratico e vicino agli usi occidentali, altrettanto vere sono le continue violazioni perpetrate contro i civili palestinesi. Assedi, estenuanti quotidiani check-in, muri, embarghi, terrore e morte. Dall’altra parte certamente non scherzano i gruppi oltranzisti arabi, spesso attori nei disumani e vili attacchi kamikaze. Odio e sangue, tuttavia, generano odio e sangue. Da un Paese sedicente democratico, insomma, ci si aspetterebbero condotte e soluzioni altre rispetto alla questione da risolvere.

Così come sarebbe auspicabile l’abbandono degli ipocriti due pesi e due misure in politica internazionale. Obama, ad esempio, non ha ancora condannato Israele per la macelleria di ieri. Con quale coerenza è possibile sostenere la doverosità della cosiddetta “missione di pace” in Afghanistan, generata teoricamente dalla necessità di neutralizzare un pericolo per le popolazioni civili, e poi tacere di fronte alla prepotenza di uno Stato che tiene persone in apartheid, e soffoca nel sangue la solidarietà ?

Antonio Del Prete