NYC, 14 MAGGIO – Dopo l’esplosione della piattaforma 2 petrolifera Deepwater Horizon al largo delle coste della Louisiana, gli stati Uniti propongono di innalzare da 8 a 9 centesimi al barile la tassa di finanziamento per il fondo destinato ai casi di “marea nera”. La tassa a carico delle compagnie petrolifere consentirebbe di raccogliere 118 milioni di dollari l’anno per far fronte ai disastri ambientali. Il fondo di responsabilità per danni ambientali è attualmente usato per per finanziare la pulitura e la protezione delle coste minacciate dalla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico.

[ad#Juice 120 x 60] Nel frattempo proseguono le indagini per accertare le cause dell’incidente: durante un’audizione di fronte alla commissione sull’energia e il commercio della Camera dei Rappresentanti è emerso che a causare l’esplosione sarebbe stato un guasto idraulico nel meccanismo di sicurezza che sigilla il pozzo petrolifero in caso di improvvisa pressione. I vertici della British petroleum avrebbero affermato che la mattina dell’esplosione, il 20 aprile, la piattaforma non avrebbe superato un importante test sulla pressione.

Aumentano infine le proposte per fermare la fuoriuscita di petrolio (750 mila litri al giorno), l’ultima delle quali è quella avanzata dai russi che propongono di utilizzare una bomba atomica la cui esplosione controllata farebbe sì che le rocce del fondo sottomarino riescano a bloccare la perdita. L’operazione presenta un rischio percentuale di fallimento del 20% ma la tecnica, secondo il quotidiano Komsomolskaya Pravda, avrebbe permesso di risolvere problemi analoghi. [ad#Juice Overlay]

Sara Marini

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