RUSSIA, 13 MAG.Un’esplosione nucleare controllata, potrebbe fermare la perdita di petrolio nel golfo del Messico. L’estremo rimedio al disastro ambientale arriva dalla Russia, dalle pagine del quotidiano Komsomoloskaya Pravda, che, nell’articolo in cui suggerisce di usare l’atomica per fermare l’onda nera, precisa che l’idea si baserebbe su precedenti esperienze. Ai tempi dell’Unione Sovietica, infatti, problemi simili sarebbero stati risolti con esplosioni nucleari controllate. Secondo il quotidiano l’esplosione sotterranea provocherebbe uno spostamento delle rocce che andrebbero a chiudere la falla.

In passato questo metodo è stato usato almeno cinque volte – scrive il quotidiano – la prima per spegnere i pozzi a gas di Urt Bulak, il 30 settembre 1966. La carica usata fu da 30 chilotoni, una volta e mezza quella di Hiroshima, ma fatta esplodere a sei chilometri di profondità”. Degli altri tentativi effettuati nell’ex Urss, continua l’articolo, solo uno non ha funzionato, nel 1972, mentre gli altri hanno raggiunto l’obiettivo anche con testate di 60 chilotoni.”

“Il metodo non è stato testato sott’acqua – si legge nel quotidiano – ma secondo calcoli di esperti Russi, le probabilità di fallimento sono solo del 20%. Basterebbe scavare un pozzo vicino alla perdita, e far detonare la bomba. La Russia ha una grande tradizione nelle esplosioni sotterranee controllate – conclude l’articolo – che potrebbe essere messa a disposizione degli Usa”. Intanto, la fuoriuscita di greggio continua al ritmo di 750mila litri al giorno e dopo il fallito tentativo di bloccare la fuoriuscita con una cupola, il dramma del disastro ambientale senza precedenti è aggravato dalla considerazione che nessuno sa più cosa fare.

Cristina Reggini

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