NEW YORK, 3 MAG. – La marea nera continua la sua inesorabile avanzata verso la costa e a nulla sono servite le barriere di contenimento del greggio. Nelle ultime ventiquattrore la sua estensione si è triplicata, coprendo una superficie di quasi 10 mila chilometri quadrati, quanto l’isola giamaicana. È solo questione di ore ormai, le prime onde oleose hanno raggiunto il delta del Mississipi, alle porte di New Orleans, e già ad inizio settimana arriveranno sulle coste dell’Alabama e Florida. La British Petroleum, impotente dinnanzi la situazione, rinnova il suo appello anche alle società petrolifere rivali poiché completamente a corto di idee su come contenere la macchia oleosa.

Dal canto suo Obama ha annunciato il suo arrivo in Louisiana per valutare personalmente la disastrosa situazione. Ad attenderlo vi sono già le polemiche da parte del Governatore della Louisiana, che lamenta la lentezza con cui sia la BP che il Governo hanno dato il via ai soccorsi, compromettendo così l’intero ecosistema del territorio e l’economia della regione. La marea nera minaccia “le nostre coste, la nostra cultura e il nostro modo di vita” ha dichiarato Bobby Jindal. Gli incalcolabili danni ambientali hanno, infatti, compromesso una delle attività primarie della regione, la pesca, e già piovono denunce e richieste di indennizzi da parte non solo delle vedove degli undici operai, che hanno perso la vita nell’esplosione, ma anche dei tanti pescatori che dall’oggi al domani si vedono senza lavoro senza prospettive. “Sono stanco di aspettare che BP tiri fuori un piano e che la Guardia Costiera lo approvi” ha detto il repubblicano Jindal, ricordando i tempi lenti di reazione del Governo al disastro Katrina e il distacco che Bush manifestò sorvolando, con l’Air Force One, New Orleans, messa in ginocchio dall’uragano.

L’amministrazione Obama non vuole ripetere gli stessi errori ma come che ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca “Faremo tutto il possibile. Purtroppo non esiste una bacchetta magica con cui fermare la macchia”.

Intanto Obama ha fatto dietro front sulla sua politica energetica. La Casa Bianca, infatti, aveva appena difeso il piano energetico del presidente, mirato a ridurre la dipendenza dell’America dal petrolio straniero perché “ponderato e scientificamente fondato” quando all’improvviso si è verificato questo disastro. Ieri sono state chiuse due piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico ed una è stata evacuata per misure precauzionali. Le autorità non hanno precisato le ragioni di questa decisione, ma è evidente che le indagini a tappeto su tutte le piattaforme stanno dando i loro esiti. Le ripercussioni dello stop alle trivellazioni, anche quelle a breve, si faranno sentire sull’economia americana e sulle riserve globali di petrolio.

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Sono davvero tempi difficili per il presidente americano che deve barcamenarsi su diversi fronti, ma questa volta la colpa proprio non può darsi alla Natura.

Fabienne Bellizzi

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