BOLOGNA, 21 APR. – Il vulcano islandese Eyjafjallajokull, intanto, continua ad eruttare ma, secondo l’ufficio meteorologico islandese, ciò che da esso fuoriesce ora è la lava, la cui produzione comporterebbe una riduzione significativa delle emissioni di cenere. Un aiuto al miglioramento generale della situazione potrebbe arrivare, secondo un esperto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, da un sistema di bassa pressione in movimento verso l’Islanda che dovrebbe contribuire a disperdere le ceneri in pochi giorni, probabilmente entro il fine settimana.

Ci si chiede ora che cosa possa comportare, al di là della paralisi aerea europea, l’arrivo e l’espandersi della nube di cui, nella giornata di oggi, si prevede l’arrivo nei cieli italiani fino al Sud. La scienziata italiana Gelsomina Pappalardo dell’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del Cnr (Imaa-Cnr) e coordinatrice del progetto europeo Eerlinet, l’European Aerosol Research Lidar Network, afferma: «E’ una nube di particelle di SO2, cioè di solfati, tipici componenti di eruzioni vulcaniche. Si tratta di particelle più grandi di quelle che normalmente si trovano in atmosfera. La nube è generalmente composta da particelle di varie dimensioni, le più grandi, misurabili in svariati micrometri, sono le ceneri che cadono sulla terra più rapidamente e noi non ci aspettiamo questo in Italia. Quelle più piccole sono inferiori ai 10 micron e sono le cosiddette PM10. Al di sopra di una certa concentrazione sono pericolose per la salute delle persone, ma in questo caso non ci aspettiamo rischi del genere. Basti pensare all’eruzione dell’Etna del 2002, così vicina a noi ma che non provocò impatti per la salute dei cittadini».

BOTg Redazione

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