BOLOGNA, 16 APR. – Ci ha pensato la natura a gettare nel caos le vie aree di mezza Europa. Il vulcano sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokull nell’Islanda meridionale ieri mattina ci ha ricordato della la sua presenza dopo una lunga una fitta nube di cenere e fumo causando gli inevitabili disagi alle popolazioni locali, che sono state immediatamente evacuate per sfuggire alle inondazioni causate dallo scioglimento dei ghiacci. Ma le conseguenze hanno interessato anche gran parte dello spazio aereo dell’isola, e non solo, tanto da costringere le autorità norvegesi a dichiarare la zona settentrionale della Norvegia “no fly” per la scarsissima visibilità. La nube si sta muovendo verso Est, per cui, a ruota, in Svezia, Danimarca, Finlandia, Irlanda e di riflesso in Gran Bretagna e Scozia, le compagnie aeree hanno effettuato numerose cancellazioni di voli in arrivo e in partenza per l’Islanda provocando il caos totale negli aeroporti! Poiché il blocco dello spazio aereo è entrato in vigore solo nella tarda mattina, migliaia di passeggeri da o diretti verso il Nord Europa hanno visto cancellare il loro volo, compresi quelli oltre oceano (il JFK di New York, l’aeroporto internazionale di Chicago e di San Francisco); peggio è andata a quelli in scalo, a cui è stata data la notizia del loro soggiorno forzato in sala d’attesa. La nube è densa per il numeroso materiale espulso dal vulcano che, oltre a ridurre la visibilità, potrebbe danneggiare i reattori degli aerei; con queste premesse saggiamente Sindre Aanonsen, portavoce dell’Autorità Portuale norvegese, ha dichiarato “Abbiamo chiuso lo spazio aereo […] sinora non ci sono stati problemi, ma è meglio essere sicuri per non avere rimpianti”.

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Gli effetti sono giunti anche nel resto dell’Europa occidentale:Spagna, Francia, Germania e Italia condizionando tutti i collegamenti in partenza per il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Gran Bretagna.

L’Alitalia ha garantito l’assistenza ai suoi passeggeri, rassicurandoli che verranno imbarcati sul primo volo disponibile. Il Marconi , che ha cancellato ben tredici voli, (Ciampino e Fiumicino complessivamente 50) e gli altri aeroporti (quello di Trieste, di Venezia) invitano i viaggiatori a controllare presso le proprie compagnie aeree la disponibilità del volo.

La domanda che tutti si pongono, adesso è: fino a quando durerà questo black out?

Già! Perché le compagnie aeree, le Autorità portuali, gli stessi passeggeri sfortunati sono alla mercé del vulcano. Qualcuno, chi ha potuto, ha ripiegato sulle ferrovie ed in poche ore gli Eurostar hanno registrato il tutto esaurito per almeno due giorni. Gli esperti, dal canto loro, fanno stime e previsioni, ma non si pronunciano a riguardo. Tutto può spegnersi in pochi giorni o (si spera di no) può protrarsi piuttosto a lungo. Terrorizza il solo pensiero che l’ultima eruzione del Fimmvorduhals, questo è il nome del vulcano, il “terrorista” che sta paralizzando mezzo mondo, iniziò nel dicembre 1821 e si concluse nel gennaio del 1823. Bill McGuire, vulcanologo britannico, non rassicura di certo i suoi cittadini “Non c’è modo di sapere quanto a lungo durerà questa eruzione. […]” L’ultima eruzione in Islanda che ha creato disagi alla Gran Bretagna risale al 1783 causando ventitré mila morti, per l’anidride carbonica e l’acido solforico. Sarà forse un invito a premunirsi di maschere a gas? L’Italia, per ora, si limita al disagio aereo. È vero, tutto dipende da quanto materiale espellerà il vulcano per vederci arrivare la nube vulcanica. Ma secondo Giampiero Maracchi, Ordinario di climatologia all’Università di Firenze, questa eruzione è molto più piccola in confronto a quella che avvenne nel 1991 nelle Filippine con il vulcano Pinatubo, la quale causò cambiamenti climatici e la cui nuvola rimase nell’atmosfera per due anni.

Fabienne Bellizzi

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