MILANO, 19 GENNAIO – “Forse qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega? Forse dovrebbe essere cacciato lui dalla Lega!”. Con queste parole Roberto Maroni allontana da sé qualsiasi tentativo di discredito da una parte del suo partito. Molti lo volevano in rotta di collisione con Bossi, ma le sue parole hanno sin da subito smentito: “Io non sono Bruto, non accoltellerò mai Bossi”.

Si toglie comunque qualche sassolino dalla scarpa l’ex ministro dell’Interno; ce l’ha con il capogruppo della Lega alla Camera Reguzzoni e con Rosi Mauro. Allo stesso tempo nomina le 400 richieste di incontri pubblici a cui è stato invitato come trofeo, in barba ai suoi colleghi di partito. Il pubblico sembra appoggiare Maroni, inneggiando a lui e lanciando cori contro gli altri membri (escluso il Senatur naturalmente). A termine del convegno è apparso anche uno striscione in fondo alla sala: “Maroni in Padania, Cosentino e soci in Tanzania”.

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Proprio per quanto riguarda il voto su Cosentino, in un’intervista a Panorama, Maroni ha precisato: “Non si è trattato di un voto contro il Pdl o Silvio Berlusconi, che stimo, ma di una decisione presa dalla segreteria federale che poi è stata modificata da Umberto Bossi. Io ho preferito mantenere la mia coerenza verso i principi di legalità”. Sembra proprio lui il “delfino” predestinato

Fabrizio Astore