Boston, 29 apr. – Sono passati più di 20 anni dal suo esordio a Radio Deejay e il ragazzo, ad oggi, ne ha fatta tanta di strada e la conferma arriva anche da oltreoceano. Ieri infatti Jovanotti ha tenuto la sua prima lezione da ‘professore’ per parlare di diritti umani alla Harvard University. Invitato dall’Ateneo su iniziativa della Italian Society della prestigiosa università e del Consolato Generale d’Italia a Boston, ha parlato per più di due ore in una sala gremita di studenti di ‘Music and Human Rights’. E non a caso. Infatti chi meglio di lui avrebbe potuto parlare dell’argomento , dopo aver invitato, dal Palco di Sanremo nel 2000 al grido di ‘Cancella il debito’, l’allora presidente del Consiglio D’Alema a eliminare il debito che l’Africa aveva nei confronti dell’Italia e lavorando insieme a Bono degli U2 affinchè il progetto si estendesse a tutti i paesi più ricchi?

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Il suo impegno per i diritti umani e per la pace partono dunque da lontano nel tempo e non importa se nello stesso momento, in un altra aula si teneva una lezione sul disarmo nucleare di Al Baradei, ex Direttore dell’ Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica perchè Lorenzo è riuscito a calamitare l’attenzione su di sé non tanto come cantante ma come interprete e difensore dell’unicità dell’individuo e dei suoi diritti: Io sono convinto che se la Costituzione americana dovesse venire scritta oggi non ci sarebbe più la frase ‘tutti gli uomini sono creati uguali…’. Io credo che la parola ‘ugualì sarebbe sostituita con la parola ‘unici’.

A proposito di questo, ha parlato dei suoi numerosi viaggi che, oltre a un ottimo inglese(visto che la lezione l’ha tenuta in inglese), gli hanno anche dato la possibilità di vedere da vicino i problemi della gente comune ma anche i diritti violati di tanti popoli facendolo sentire un cittadino del mondo e mai un estraneo. Fatto, questo, che ha influenzato la sua produzione musicale nella quale ha spesso trattato argomenti di interesse universale come la guerra, la povertà, le ingiustizie, la religione e forse è questo che gli consente di superare il limite di cantare in italiano e la sua italianità anzi a quanto afferma Jovanotti non sembra essere un problema, ma anzi un fattore che agevola la comunicazione: ‘È vero, credo che la gente percepisca la mia italianità. Io non so bene cosa significhi, perchè ci sono nato, è naturale per me essere così, ma so che il mio messaggio arriva alle persone anche perchè viene da lì. È un modo d’essere positivo che la gente condivide’.

E infatti molti andranno a sentirlo in concerto,in una tournee che toccherà Boston, Toronto, Montreal e Chicago nonostante il diverso idioma, perchè come di lui:’E non importa se in tanti non lo capiscono, perchè poi alla fine il messaggio arriva lo stesso. È questo ciò che conta’.

Monica Gaddò

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