BERGAMO, 28 GENNAIORisale al 2010 l’omicidio di Yara Gambirasio. La ragazza di tredici anni venne trovata morta il 26 Novembre, dopo tre mesi di  estenuanti ricerche. La madre scrive a Giorgio Napolitano manifestando dolore e sconforto sulle modalità dell’inchiesta e sui scarsi risultati conseguiti dagli inquirenti.

La lettera di Maura Paganese, madre di Yara, risale a Dicembre. L’esclusiva è della trasmissione Quarto Grado in onda su Rete Quattro. Il contenuto è a dir poco scottante. Si parlerebbe di “scarsa collaborazione da parte degli inquirenti con la parte lesa”. In pratica piovono critiche su chi ha condotto le indagini che, dopo anni, non hanno prodotto risultati.

Uno dei casi che maggiormente ha sconvolto l’Italia, negli ultimi anni, quello di Brembate di Sopra. Un vero e proprio mistero che ha messo letteralmente alla prova tutti coloro che hanno provato a indagare in proposito. Tante sono le supposizioni, le incertezze, le false piste e gli errori che lo hanno contraddistinto. La madre di Yara non fa che rilevare i dubbi che anche gli organi di stampa avevano più volte sollevato.

Tanta confusione dopo il ritrovamento del corpo: le ipotesi sul cantiere di Mapello, l’ipotesi che l’assassino fosse il figlio di un autista di Gorno che poi si è scoperto essere morto da parecchi anni, dopo che era stato raccolto il dna di migliaia di persone, l’incriminazione di Mohamed Fikri, sul quale pesano perfino gli errori riscontrati nella traduzione delle frasi dette in Tribunale. Non ultima la battaglia, sicuramente legittima ma poco comprensibile ai più tra: pubblico ministero che chiede l’archiviazione di Fikri e Giudice per le indagini preliminari che non la concede, ha aggravato lo sconcerto, la rabbia e lo sconforto di chi seguiva con fiducia le indagini sperando di ottenere giustizia.

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La famiglia Gambirasio si è sempre mostrata fiduciosa, ha affrontato il dolore sempre in maniera composta e lucida. I genitori della giovane vittima non ritenevano nemmeno necessario affidarsi a un legale per seguire al meglio il lavoro degli inquirenti. Solo dopo l’autopsia si affidarono a Enrico Pelillo, grazie alle sue sollecitazioni sono stati fatti degli accertamenti che altrimenti non avrebbero avuto luogo. Solo dopo la decisione, sempre dei Gambirasio, di affidarsi a un consulente, ex-ufficiale del Ris di Parma, del calibro di Giorgio Portera, vennero portati all’attenzione degli inquirenti nuovi elementi di indagine. Non toccava certo a loro questo lavoro, chi ha indagato sul caso evidentemente non ha saputo agire nel migliore dei modi. Per questo con toni pacati ma fermi, non aggressivi ma decisi, la madre di Yara ha esternato il suo dolore e quello della comunità, rompendo il silenzio durato due anni. Non spera di ottenere giustizia da Roma, la Panerese ha però ritenuto opportuno rivolgersi al Presidente nei panni di cittadina delusa e amareggiata, d’altronde Napolitano si è sempre mostrato sensibile alla vicenda sin dalle prime settimane dell’indagine, quando chiamò la famiglia.

Il sindaco della cittadina nel bergamasco, Diego Locatelli, è solidale con la sua concittadina: “ma è possibile che bisogna fare sempre appelli? Ognuno faccia il suo dovere, e se qualcuno ha sbagliato ci sono quelli preposti a valutare”. Forse qualcuno non ha fatto il suo dovere, forse qualcuno ha sbagliato. Sperando che la verità sulla morte di Yara e una maggiore chiarezza sull’incresciosa vicenda delle indagini vengano raggiunte, speriamo anche che dalla vicenda non emergano ulteriori sospetti. Speriamo che gli errori non siano frutto di un’oscura volontà o di un calcolo particolare.

Guglielmo Sano