Le tendenze digitali e l’evoluzione tecnologica parlano chiaro. Il 2017 è l’anno dei dispositivi mobili, che conquistano fette di mercato sempre più importanti e sono destinati a crescere. Le stime di Ciscoo prevedono che nel 2021 ogni abitante della terra avrà attivi 3 dispositivi, con relative connessioni ad internet. Il numero crescente di smartphone e tablet aumenta di conseguenza anche l’esposizione degli individui alle onde elettromagnetiche. Uno degli argomenti più dibattuti è il presunto legame tra l’insorgenza dei tumori e l’esposizione continua ai dispositivi mobili, che riscalderebbero oltremodo alcune tessuti fino ad arrivare al cervello.

Un nuovo allarme sul legame tra cellulari arriva da un Forum di esperti organizzato dal Ministero della Salute di Istraele, ma i dati più importanti portano la firma dell’Istituto Ramazzini di Bologa. Le analisi condotte dalla biologa Fiorella Belpoggi, che nel centro felsineo dirige l’Area che effettua ricerche contro il cancro, accerterebbero la pericolosità dei campi elettrici, e saranno rese note entro l’anno. Le anticipazioni dei ricercatori bolognesi sono in linea con quanto portato alla ribalta nazionale dai servizi della nota trasmissione “Le Iene” di Italia 1, ma anche dagli Usa erano arrivati numeri non certo positivi.

Nel maggio scorso la ricerca effettuata dal National Institute of Environmental Health Sciences aveva rilevato un incremento di tumore al cuore e al cervello sperimentando le onde sui ratti. I colleghi italiani si sono concentrati sulle radiazioni emesse con il sistema della radiofrequenza e che sono tipiche della telefonia mobile. Dal 2005 ad oggi, in Italia «Abbiamo studiato l’esposizione ambientale, cioè quella che deriva dalle antenne delle stazioni radio-base, ossia quelle disseminate in tutto il mondo» – afferma la dottoressa Belpoggi.

Secondo gli scienziati bolognesi, però, la sola esposizione ai campi magnetici generati dal flusso della corrente elettrica non costituirebbe un rischio notevole per la salute della popolazione, ma l’incidenza si verifica con l’associazione ad agenti chimici o fisici, ossia quanto avviene quotidianamente in tutto il mondo. Le radiazioni a radiofrequenza, invece, inciderebbero in maniera importante sul peso dei neonati, come confermato dall’Istituto Ramazzini che a breve potrebbe valutare complicazioni per quel che concerne il cervello e il muscolo cardiaco.

Da Bologna parte dunque un monito, rivolto soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, mentre nel contempo partirà sul territorio una campagna d’educazione. Qualora gli esiti fossero confermati, l’utilizzo continuativo dei cellulari potrebbe anche provocare danni gravi, e le case produttrici sarebbero costretti a rivedere gli standard di progettazione dei dispositivi mobili a cui siamo sempre più legati.