LONDRA, 18 FEBBRAIO – Quando William Gibson sul finire degli anni novanta annuncio la “Morte del Cyberpunk”, (tagliente, antiutopica e sociologica corrente letteraria della fantascienza (nata alla fine degli anni 70, che descrisse con uno scarto minimo d’anticipo, i temi dello sviluppo delle reti informatiche e delle protesi ad alta tecnologia) lo fece solo per un motivo. La realtà stava largamente superando la fiction letteraria.

Il giovane Neil Harbisson non fa eccezione nella casistica delle sconvolgenti applicazioni della cibernetica. In un’intervista alla BBC ha rivelato i segreti della prossima arte.

Affetto da una rara malattia, l’acromatopsia che sin da piccolo gli ha impedito la normale percezione cromatica, in pratica non vede nessun colore solamente una scala di grigi.

Nonostante questo difetto, ha deciso di dare un calcio all’impossibile, vedere l’invisibile, sfidare i propri limiti e fare di se un artista.

[ad#Google Adsense]

Quando a 16 anni ha annunciato di volere studiare arte nonostante il suo difetto congenito, i suoi professori pensarono che doveva essere pazzo.

Il primo corso che ha seguito al tempo delle superiori era tutto impostato sulla spiegazione dell’arte su scala di grigi.

Gli ottimi risultati dovuti all’intuizione del ragazzo e la validità della preparazione scolastica conseguita ha permesso che seguitasse gli studi all’università dove il progetto scientifico realizzato da Adam Montadon, uno studente di cibernetica dell’università di Plymouth gli ha permesso di superare lo scoglio della rappresentazione cromatica.

Il congegno che Montadon ha creato su indicazione di Harbisson consiste in una telecamera collegata ad un computer dov’è stato caricato un software che “traduce”  gli impulsi di colore rilevati dalla camera in suoni.

I suoni sono poi trasmessi a Neil tramite un canale audio che arriva su un chip impiantato nell’osso cranico. In pratica Neil percepirebbe ora la sinfonia del colore.

La scala di riferimento del dispositivo crea una relazione tra le note musicali e sette tra sette colori tra cui i primari.

Harbisson oggi non riuscirebbe a vivere senza il dispositivo e non lo toglie ( e non per altre esigenze, ovvio) dalla sua testa dal 2004.

Inizialmente l’apporto contino di suono era un problema per il ragazzo ma col tempo l’abitudine ha avuto la meglio.

Oggi la carriera artistica del Neil Harbisson pittore è possibile grazie ad una sinestesia ipertrofica ed artificiale che ne fa un individuo speciale, il primo passo verso qualcosa che resta inconcepibile solo per chi non ha la fantasia per immaginarlo.

Luca Brandetti