NAPOLI, 8 FEBBRAIO – “Il capoclan è un uomo serio, che non è davvero cattivo. Il capoclan non sbaglia perché per la famiglia è il capo e deve saper comandare. Non sa stare lontano dai figli e dalla libertà”. Questo un tratto del pezzo intotolato “O capoclan”, che porta la firma di Nello Liberti. Nella musica neomelodica napoletana è l’inno ai boss per antonomasia.

Il nome di Liberti è presente nel registro degli indagati nell’ambito della maxi operazione dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 41 ordinanza di custodia cautelare nei confronti di affiliati al clan camorristico di Ercolano. Anche le canzoni finiscono nel mirino della Dia, anche la musica diventa strumento propagandistico per esaltare i boss infallibili.

Il gip di Napoli, Luigi Giordano, che ha negato l’arresto di Liberti chiesto dai pm, parla “di una hit che spinge ad un radicale sovvertimento dei valori, con due regole ben definite: l’omertà e la punizione implacabili di rivali e traditori”.

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Tre persone comparse nel video datato 2004 sono state arrestate. “O capoclan” fa riferimento al boss Vincenzo Uliviero, freddato nel 2007 in un agguato di camorra. Nel lontano 2003 durante la faida tra i birra-Iacomino e Ascione-Papale gestiva la radio locale dalla quale comunicava con gli affiliati.

Ma la liacon che unisce musica neomelodica e camorra non inizia e non finisce con Nello Liberti, che è il primo cantante nella storia di cui è stato chiesto l’arresto nell’ambito dell’operazione contro il clan di Ercolano.

Redazione