MILANO, 10 DICEMBRE – Anche la squallida e grottesca vicenda della sottrazione del feretro contenente le mortali spoglie di Mike Bongiorno è giunta finalmente al termine.

La bara era stata portata via dal cimitero di Dagnente più di undici mesi fa, i sequestratori del cadavere non hanno fatto pervenire alla famiglia nessuna credibile richiesta di riscatto. La salma è stata rinvenuta lungo gli argini di un canale in località Viuttone, a una ventina di chilometri da Milano. Il primo ad individuarla è stato un uomo che portava a passeggio il cane. Avvistata la bara, l’uomo si è avvicinato ed ha letto sul feretro il nome del fu presentatore. L’odissea della salma di Mike è dunque finita.

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I figli di Bongiorno che sono stati chiamati dalla per l’identificazione del feretro l’hanno riconosciuto subito, quindi secondo gli inquirenti, non sarà necessario il riconoscimento per mezzo dei test del DNA. Al sollievo della famiglia si è aggiunto il sollievo di tanti italiani che ancora serbano ammirazione per l’indimeticato professionista della TV.

Il dramma di Mike Bongiorno ha colpito fortemente l’immaginario collettivo della nostra nazione. Questa brutta storia, anche se felicemente conclusa, porta con se la sintomatologia di qualcosa di più profondo e radicato nel pubblico.

La realtà televisiva di questi confusi anni, si è spesso fusa alla realtà fuori dallo schermo, senza soluzione di continuità, lo spettatore ha imparato a sentire sulla propria pelle la drammaticità dei propri eroi.

“Quando i nostri idoli cadono dagli altari, i lividi ce li facciamo noi.” (Ida Omoboni)

Luca Brandetti