BOLOGNA, 24 SETT. No, non ha cambiato mestiere. È sempre lì. «Avevamo detto che saremmo tornati il 23 settembre e siamo qui. Un po’ ammaccati ma siamo qui». Apre così Michele Santoro la sua prima puntata della stagione, che solca i dati Auditel con il 19,63% di share (4.874.000 spettatori), secondo solo ai Cesaroni di Canale5 che ne registrano il 19,76%.
“Stasera non mi rivolgo al solito pubblico di Annozero. Ne’ agli italiani di destra. No, mi rivolgo ai più accaniti fan del nostro presidente del Consiglio.

“Mi rivolgo a voi – spiega – perchè siete uomini del fare, uomini d’azienda”.

E chiede di pensare a lui, per un attimo, come un loro dipendente, un eccellente disegnatore all’interno di una fabbrica di bicchieri, un dipendente che fa produrre all’azienda 14 milioni di euro netti l’anno.

“E allora per quanto antipatico possa essere questo dipendente, continuate a farglieli produrre questi bicchieri, no?”

“E invece l’azienda che fa: blocca la pubblicità del programma, blocca i mezzi e fa mancare il contratto a due dei miei principali collaboratori, che se vogliono lavorare devono farlo gratis (Travaglio e Vauro, ndr)”.

E si rivolge poi a Mauro Masi, direttore Rai. Descrive il loro incontro accostandosi ad un intimidito Fantozzi davanti al “megadirettore” e racconta le richieste di Masi, che “vuole che i miei bicchieri, con un solo colpo di coltello, facciano sia ‘tin’ che ‘tan’. ‘Tin’ come il giustizialismo di Travaglio, e ‘tan’ come il garantismo di Sgarbi”. E via poi a raccontare, sempre sotto l’ironica metafora, i controlli ex-ante sulla trasmissione, giungendo con enfasi la fine dello sfogo con un sonoro e discusso “vaffa”.

Bastoni tra le ruote o no, Santoro va a gonfie vele, e tutto questo tram tram sulla censura del programma non fa altro che moltiplicare gli ascolti, la trasmissione è ormai quasi la bandiera della militanza, con un entourage di “soldati” che tutte le settimane scendono in trincea e se le suonano di santa ragione.

La replica di Masi arriva questa mattina, spiegando che “Il problema chiaramente, non è Travaglio sì – Travaglio no, nè la persona di Marco Travaglio che è un professionista che fa il suo mestiere. Il problema vero è proprio del programma è la mancanza di pluralismo”.

“È davvero pensabile – chiede Masi – che il Servizio Pubblico radiotelevisivo, che per sua stessa natura si rivolge a tutti i cittadini, faccia le sue trasmissioni di approfondimento informativo attraverso monologhi senza contraddittorio?”

Ma, si chiedono i cittadini: è davvero pensabile che in un Servizio Pubblico radiotelevisivo, occorra chiedere ex-ante l’autorizzazione sugli argomenti da trattare e sulle persone da coinvolgere nel dibattito?

Fabiana Palano