ROMA, 8 MAGGIO – Per il cinema è stata «una buona annata, quasi da collezione. Si può dire che le sorti del cinema italiano sono state prese da una nuova generazione all’altezza della nostra grande tradizione» ha esordito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricevendo al Quirinale ieri mattina i candidati ai David di Donatello. [ad#Cpx Popunder] Napolitano li ha spronati a svolgere quella funzione unificatrice dell’Italia che il cinema ha sempre avuto. «È necessario che il cinema italiano continui a fare opera di unità del Paese, come ha sempre fatto, non solo con film a sfondo storico per raccontare il Risorgimento e il moto che ha portato all’Unità d’Italia, film come “Senso” di Luchino Visconti, ma anche raccontando storie di tutto il Paese, del Nord e del Sud, senza alcuna distinzione. Così – ha concluso il Presidente della Repubblica – il cinema ha dato un grande contributo all’unificazione della lingua e della cultura italiana, raccogliendo tutte le diversità di accenti di cui sono ricche. Questo contributo è necessario in un momento complesso per lo sviluppo unitario del nostro Paese».

[ad#Juice 160 x 600]I toni di Gianluigi Rondi, patron dei David di Donatello, al Quirinale sono stati quelli di sempre, ma, nonostante il bel discorso del Capo dello Stato, che ha anche giustificato l’assenza del ministro Sandro Bondi alla cerimonia, il vuoto di interventi politici in un momento così delicato per il cinema è stato notato dal ricco parterre degli addetti ai lavori al gran completo. Anche se Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, ha sottolineato di essere stato presente alla cerimonia proprio su delega del ministro, e di non aver parlato perché non era previsto dal cerimoniale.

E così ieri sera, forse non a caso, alla premiazione all’Auditorium di via della Conciliazione molti sono stati d’accordo con la protesta dei Centoautori contro la disattenzione del governo nei confronti del cinema, sotto forma di una lettera che è stata letta, a inizio serata, da Stefania Sandrelli. Insomma, oltre ai film di Giorgio Diritti, “L’uomo che verrà”, e di Marco Bellocchio, “Vincere”, hanno vinto su tutti la politica e la polemica. Hanno polemizzato un po’ tutti anche perché quell’incipit della serata, appunto la lettura del documento dei Centoautori, fatta con una platea in piedi, non poteva non galvanizzare tutti.

Per quanto riguarda i premi, ha vinto un film difficile come “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti (aveva già vinto al Festival di Roma) e, in quanto a statuette (ben otto), “Vincere” di Marco Bellocchio, che ha avuto il premio per la miglior regia. Un po’ di delusione invece per Paolo Virzì, che partito superfavorito (18 candidature) si porta a casa con “La prima cosa bella” solo tre statuette (miglior attore e attrice protagonista a Valerio Mastandrea e Micaela Ramazzotti e la sceneggiatura). Ma va peggio forse a “Baarìa” di Giuseppe Tornatore, che ottiene solo il premio per il miglior musicista (Ennio Morricone) e il David Giovani. Va un po’ meglio invece a “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek (Ilaria Occhini e Ennio Fantastichini migliori attori non protagonisti). Grandi applausi per i David Speciali a Tonino Guerra, Lina Wertmüller, a Bud Spencer e Terence Hill.

La serata è nata appunto nel segno della polemica e della protesta, con il documento dei Centoautori che con toni pacati ma fermi hanno ribadito «di non piangersi addosso ma di pretendere il giusto» e sottolineato «come si realizzano enormi profitti con le nostre opere, qualcuno ne reinvesta almeno una parte per realizzazione nuovo cinema e nuova fiction». Ma in una serata condotta con ironia da Tullio Solenghi la politica è tornata più volte. Ha cominciato l’onorevole del Pdl Luca Barbareschi, dicendo che per risolvere i problemi della categoria «basterebbe sequestrare i beni rubati nell’ultima settimana e dare i soldi al cinema». Poi il presidente della Bnl, Luigi Abete, s’è rivolto al governo chiedendo di dare più tempo alla legge sul tax shelter e tax credit che ha ormai una scadenza troppo vicina per essere davvero operativa. Anche l’attore russo de “Il concerto” Aleksiei Guskov, che ha ritirato il premio come Miglior film dell’Unione Europea andato al regista Mihaileanu, s’è rivolto direttamente al premier italiano: «Berlusconi deve sentire quello che sta dicendo questa platea altrimenti perderà tutta la bellezza del cinema».

Ma ad andarci ancora più pesante è stato il regista Marco Bellocchio che a fine serata ha affermato con toni duri: «Siamo nei guai perché al di là di tutto quello che si dice, il governo ha detto che non ci dà una lira. Siamo insomma a zero. Non basta più chiedere e pregare, non basta essere gentili. Questa è la pura verità, non ci sono i soldi, e questo dipende anche da una disattenzione che viene dai precedenti governi».

Toni più moderati dal vincitore del David per il miglior film, Giorgio Diritti: «Dedico questo premio a tutti gli uomini che verranno e ai bambini di domani. Sul futuro sono nonostante tutto ottimista ma provo sgomento per le tante persone che perdono il lavoro anche nel nostro settore che ha ben 250 mila addetti».

Francesca Gallo – Gazzetta del sud

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