CASERTA, 8 OTTOBRE – Era l’ultimo rimasto della lista dei latitanti del clan. Braccio destro di Michele Zagaria, il boss di Casapesenna scovato in un bunker e arrestato il 7 Dicembre del 2011. Massimo Di Caterino curava gli affari economici dei Casalesi provvedendo al pagamento degli stipendi per le famiglie dei carcerati e per i suoi affiliati.

Al momento dell’arresto, il latitante non ha proferito parola. La fine va subita in silenzio.

Aveva cercato di sfuggire alla caccia, che la polizia ormai dava da tempo, nascondendosi in un bunker scavato nel box doccia. Una mossa che lo ha incastrato.

La moglie Marianna Zara, pedinata per cercare di essere condotti al marito, era al suo fianco.

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I poliziotti hanno ritrovato e sequestrato una pistola calibro 7.65 munita di 2 caricatori con 8 cartucce ciascuna, un’ingente somma di denaro pari a 10.000 euro e apparati per rilevare intercettazioni.

In manette è finito anche il proprietario dell’abitazione, Massimo Lossa, presso cui Massimo Di caterino aveva trovato rifugio. L’accusa è di favoreggiamento.

Annamaria Cancellieri, ministro dell’interno, in una telefonata al capo della polizia Antonio Manganelli ha voluto ringraziare e congratularsi per il lavoro svolto dalla squadra mobile di Casera: “Voglio ringraziare le Forze dell’ordine e la Magistratura per l’arresto di un pericoloso latitante come Di Caterino, e per il grande impegno quotidiano volto a ripristinare la legalità in un territorio oppresso dalla criminalità organizzata.”

Non è stata certo la Cancellieri l’unica a manifestare gratitudine, infatti al momento dell’arrivo, nel piazzale interno, delle auto che avevano arrestato il latitante, i poliziotti presenti nell’ufficio hanno urlato dalle finestre un incoraggiante: “Bravi” accompagnato da un applauso.

C’è chi, fortunatamente, crede ancora e lotta per la fine della criminalità organizzata.

Rossella Assanti