ABUJA, 16 MARZO – “Su Franco Lamolinara il governo vuole massima trasparenza e chiarezza. Lo dobbiamo anzitutto alla sua famiglia” aveva scritto su Twitter il ministro degli Esteri Giulio Terzi.

Nonostante la sua determinazione, la morte di Abu Mohamed, appartenente al blocco islamico del Boko Haram e ritenuto il cervello del sequestro di Franco Lamolinara e Chris McManus, renderà tutto più difficile.

IL DECESSO – Secondo un comunicato della polizia nigeriana, Abu Mohamed sarebbe deceduto in carcere il 9 marzo “per le gravi ferite da arma da fuoco”.

Il fondamentalista islamico era rimasto ferito durante il blitz che ha portato alla sua cattura nella città nigeriana di Zaria, avvenuto il 7 marzo. Il giorno successivo si è tenuta  l’operazione condotta dalle forze anglo-nigeriane per liberare i due ingegneri a Sokoto, che è finita tragicamente con la morte degli ostaggi. Le stesse forze dell’ordine nigeriane hanno confermato come il rapimento sia stato ideato dalla fazione di Boko Haram, guidata appunto da Abu Mohammed in Nigeria.

La morte di Abu Mohammed elimina un prezioso testimone dei possibili errori compiuti dalle forze militari britanniche e dai corpi scelti nigeriani nel pianificare il blitz.

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INCONTRI BILATERALI – La notizia arriva proprio quando le tensioni tra Italia e Gran Bretagna si stavano allentando: il ministro degli Esteri britannico William Hague ha dichiarato che il 22 marzo effettuerà una visita in Italia per incontrare il Giulio Terzi, con l’intenzione di avere “altri incontri bilaterali”. L’incontro seguirà quello che i due ministri hanno avuto a Copenaghen al termine della riunione dei ministri degli esteri europei il 9 e il 10 marzo. Proprio durante quella riunione il governo inglese autorizzò il blitz di Sokoto.

Lo stesso Terzi ha confermato che “Italia e Gran Bretagna continueranno a lavorare fianco a fianco nella lotta al terrorismo”. Per il ministro degli Esteri è un momento quanto mai problematico, dovendo gestire non solo il caso nigeriano, ma anche la situazione dei due marò in India e il rapimento di Rossella Urru. Il senatore del Pdl Alfredo Mantica ha contestato aspramente l’operato di Terzi, nonché la gestione dello stesso Ministero: secondo Mantica, non si tratta di “debolezza della diplomazia, ma di debolezza di un governo che sconta la mancanza di un sottosegretario con delega ai servizi segreti”. Se non altro sembra pace fatta con Roberto Maroni: oggi a Montecitorio, la stretta di mano tra Terzi e l’ex ministro dell’Interno sembrerebbe aver chiuso le polemiche fra i due.

Giovanni Gaeta